Santa Maria della Libera ad Aquino – Il mosaico di Ottolina dell’Isola e Maria di Gesualdo

Fig. 1
Fig. 1. Mosaico del portale d’ingresso principale, arco: raffigurazione della Madonna con bambino affiancata dai sarcofagi di Ottolina dell’Isola e Maria di Gesualdo

La chiesa di Santa Maria della Libera è un edificio romanico di stile cassinese eretto nella periferia nord del moderno centro storico di Aquino, un tempo piccolo borgo con castello al centro della Valle del Liri, oggi esteso agglomerato abitativo della periferia cassinate.

Al termine di un lungo studio su questo edificio, posso onestamente affermare che il titolo della chiesa risulta fuorviante: liberatrice da flagelli e peccati, ma non certo dai problemi storici che ruotano intorno ad essa.

Aquino non è il paese più bello del mondo, sono molti i problemi che lo angustiano e girando per il globo si incontrano splendori esotici e meraviglie della natura, ma il centro mantiene pur sempre un certo fascino, legato alle questioni ancora irrisolte legate alla sua trasformazione nel corso del tempo.

Per questo ho scelto di dedicare il primo post del sito ad un particolare relativo alla sua chiesa principale, nella sua facciata. Il mosaico ha rappresentato un enigma per molto tempo, troppo. Indizi per la sua comprensione giacevano nascosti tra le righe della bibliografia dei secoli passati, renderli parlanti è stato difficile ma non ho mai creduto che fosse impossibile.

Come ho riassunto in un articolo edito da poco (S. Pietrobono, La seconda vita delle epigrafi: casi studio per la ricostruzione dei paesaggi storici della Valle Latina, in Le epigrafi della Valle di Comino, Atti dell’XI convegno epigrafico cominese, a cura dell’Associazione Genesi, Città di Castello 2015, pp. 41-65), in un testo presentato a fine Maggio, la ricerca che procede dettagliata mi sta conducendo a riordinare la messe di dati a disposizione e a fare chiarezza su alcuni punti oscuri. Ad esempio, i personaggi ritratti nel mosaico sono, a mio parere, due cognate, come già suggerito dal Grossi pur senza sviluppare argomentazioni a sostegno, che proseguendo nell’indagine ho ritenuto di poter identificare con l’Ottolina spesso citata in bibliografia e Maria di Gesualdo, effettivamente sua cognata.

Questa identificazione, che per me è abbastanza naturale per una serie di motivi che evidenzierò nel corso del tempo, non chiude i problemi, ma li estende, in realtà. Accettare questa proposta implica dover accettare di riconsiderare radicalmente le nostre conoscenze circa la storia medievale del borgo, ma ritengo che in tempi dove le sfide portate dalle nuove tecnologie alle scienze umanistiche eccitano gli animi verso l’aggiornamento delle tecniche, ci sia anche spazio per lo sviluppo dei metodi che le accompagnano.

A presto e grazie per l’interesse

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