Giovanni Damasceno

Il 4 Dicembre il calendario riporta la festività di S. Giovanni Damasceno – Ἰωάννης ὁ Δαμασκηνός, un santo per molti motivi attuale, anche se distante cronologicamente. La riflessione del Damasceno è fondamentale per la corretta lettura del culto delle icone. Arabo di famiglia cristiana, Giovanni apparteneva alla famiglia di Mansour Ibn Sarjun

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Icona presso il Pontificio Instituto S. Giovanni Damasceno a Roma

Nacque a Damasco, da dove l’appellativo di Damasceno, in Siria, intorno al 675, in una città già sottomessa dai musulmani, per i quali lavorò come responsabile economico del califfato come forse il padre Sarjun (Sergius) prima di lui. Eppure si decise a lasciare tutto e a ritirarsi nel monastero di S. Saba, intorno all’anno 700. Qui si dedicò all’ascesi, alla scrittura e alla pastorale. Fu ordinato sacerdote sotto il patriarca di Gerusalemme Giovanni IV (706- 736), morendo molto anziano verso il 750.

Di Giovanni Damasceno ha parlato Benedetto XVI nella sua udienza generale del 6 Maggio 2009, delineando le caratteristiche del suo insegnamento. Nel 1890 Papa Leone XIII lo nominò Dottore della Chiesa Universale, ed anche per questo viene spesso definito “il San Tommaso d’Oriente”. Il suo rapporto privilegiato con Maria si nota nelle riflessioni sulla figura della Madre di Dio. “Di lui si ricordano in Oriente soprattutto i tre Discorsi contro coloro che calunniano le sante immagini, che furono condannati, dopo la sua morte, dal Concilio iconoclasta di Hieria (754). Questi discorsi, però, furono anche il motivo fondamentale della sua riabilitazione e canonizzazione da parte dei Padri ortodossi convocati nel II Concilio di Nicea (787), settimo ecumenico. In questi testi è possibile rintracciare i primi importanti tentativi teologici di legittimazione della venerazione delle immagini sacre, collegando queste al mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio nel seno della Vergine Maria”, ricorda il pontefice. L’opera più rappesentativa è il “De Fide Orthodoxa, dove avanza pure la verginità della madre di Maria, S. Anna.

Studiò approfonditamente il Corano confrontandolo con il Vangelo e ritenne che l’Islam fosse in realtà un’eresia del Cristianesimo. Leggenda narra che Giovanni, caduto quindi in disgrazia presso i superiori, avrebbe avuto la mano amputata, offrendola così ad un’immagine della Vergine. Dall’icona sarebbe uscita una mano della Madonna, che avrebbe riattaccato l’arto al santo, che destinò quindi all’icona una mano votiva d’argento. Questa Madonna con tre mani fu detta Tricherusa.

L’arte deve al Damasceno la sua fondamentale lettura delle icone quali contributo per la creazione di uno spazio sacro dove poter venerare Dio. Scrive il Pontefice: “Giovanni Damasceno fu inoltre tra i primi a distinguere, nel culto pubblico e privato dei cristiani, fra adorazione (latreia) e venerazione (proskynesis): la prima si può rivolgere soltanto a Dio, sommamente spirituale, la seconda invece può utilizzare un’immagine per rivolgersi a colui che viene rappresentato nell’immagine stessa. Ovviamente, il Santo non può in nessun caso essere identificato con la materia di cui l’icona è composta. Questa distinzione si rivelò subito molto importante per rispondere in modo cristiano a coloro che pretendevano come universale e perenne l’osservanza del divieto severo dell’Antico Testamento sull’utilizzazione cultuale delle immagini. Questa era la grande discussione anche nel mondo islamico, che accetta questa tradizione ebraica della esclusione totale di immagini nel culto. Invece i cristiani, in questo contesto, hanno discusso del problema e trovato la giustificazione per la venerazione delle immagini. Scrive il Damasceno: “In altri tempi Dio non era mai stato rappresentato in immagine, essendo incorporeo e senza volto. Ma poiché ora Dio è stato visto nella carne ed è vissuto tra gli uomini, io rappresento ciò che è visibile in Dio. Io non venero la materia, ma il creatore della materia, che si è fatto materia per me e si è degnato abitare nella materia e operare la mia salvezza attraverso la materia. Io non cesserò perciò di venerare la materia attraverso la quale mi è giunta la salvezza. Ma non la venero assolutamente come Dio! Come potrebbe essere Dio ciò che ha ricevuto l’esistenza a partire dal non essere?…Ma io venero e rispetto anche tutto il resto della materia che mi ha procurato la salvezza, in quanto piena di energie e di grazie sante. Non è forse materia il legno della croce tre volte beata?… E l’inchiostro e il libro santissimo dei Vangeli non sono materia? L’altare salvifico che ci dispensa il pane di vita non è materia?… E, prima di ogni altra cosa, non sono materia la carne e il sangue del mio Signore? O devi sopprimere il carattere sacro di tutto questo, o devi concedere alla tradizione della Chiesa la venerazione delle immagini di Dio e quella degli amici di Dio che sono santificati dal nome che portano, e che per questa ragione sono abitati dalla grazia dello Spirito Santo. Non offendere dunque la materia: essa non è spregevole, perché niente di ciò che Dio ha fatto è spregevole” (Contra imaginum calumniatores, I, 16, ed. Kotter, pp. 89-90). Vediamo che, a causa dell’incarnazione, la materia appare come divinizzata, è vista come abitazione di Dio. Si tratta di una nuova visione del mondo e delle realtà materiali. Dio si è fatto carne e la carne è diventata realmente abitazione di Dio, la cui gloria rifulge nel volto umano di Cristo. Pertanto, le sollecitazioni del Dottore orientale sono ancora oggi di estrema attualità, considerata la grandissima dignità che la materia ha ricevuto nell’Incarnazione, potendo divenire, nella fede, segno e sacramento efficace dell’incontro dell’uomo con Dio. Giovanni Damasceno resta, quindi, un testimone privilegiato del culto delle icone, che giungerà ad essere uno degli aspetti più distintivi della teologia e della spiritualità orientale fino ad oggi. E’ tuttavia una forma di culto che appartiene semplicemente alla fede cristiana, alla fede in quel Dio che si è fatto carne e si è reso visibile. L’insegnamento di san Giovanni Damasceno si inserisce così nella tradizione della Chiesa universale, la cui dottrina sacramentale prevede che elementi materiali presi dalla natura possano diventare tramite di grazia in virtù dell’invocazione (epiclesis) dello Spirito Santo, accompagnata dalla confessione della vera fede”.

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