San Saba

SabbastheSanctifiedIl santo di oggi, 5 Dicembre, è S. Saba Archimandrita, nato a Mutalaska (presso Cesarea di Cappadocia, Turchia), circa 439 e morto a Mar Saba (Palestina), 5 dicembre 532. A Roma esiste una chiesa dedicatagli sull’Aventino. Viene raffigurato con il Baculo pastorale ed è invocato da chi cerca di avere un figlio.

Come per altri giovani dell’epoca, i genitori desideravano che il figlio assumesse una carica militare, così viene inviato a studiare nel Monastero di Flavianae, a Cesa­rea di Cappadocia (Kay­seri – Turchia), dove però matura la scelta di vita religiosa.  A 18 anni lascia la famiglia per recarsi in Terrasanta come pellegrino, vivendo presso monaci anacoreti in grotte e ripari, grazie ai quali incontra Eutimio il grande, consigliere spirituale dell’imperatrice Eudossia (moglie di Teodosio II), con il quale avvia la sua esperienza da eremita presso il deserto della Giordania.  Alla morte del maestro, Saba si ritira in una grotta nel vallone del Cedron nei pressi di Gerusa­lemme, dove si strutturerà la Grande Laura  (“cammino stretto”, in greco). I monaci vivono in isolamento per cinque giorni riunendosi il sabato e la domenica per la celebrazione eucaristica.

S. Saba viene ordinato prete nel 491 e in seguito (512 e 531) archimandrita di tutti gli anacoreti di Palestina. Muore nel 532 dopo aver operato nuove fondazioni a Thecua (508), aver lottato contro il nestorianesimo ed il monofisismo, a favore dell’ortodossia espressa nel concilio di Calcedonia del 451, e visto crescere il suo gruppo di monaci.

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Con San Saba viene messa in relazione  l’icona “La Nutrice” della Madre di Dio, originariamente nella Lavra (Laura) di San Saba. Il nome sottolinea la particolare iconografia della Santa Vergine che allatta il bambino. Si riprende dal sito i sentieri dell’icona, la storia della diffusione dell’icona ad opera di un secondo S. Saba, della Serbia: “Prima di morire, il Santo predisse ai suoi discepoli che un pellegrino con il suo stesso nome sarebbe un giorno arrivato presso il monastero e che a lui, in segno di benedizione, la venerata immagine avrebbe dovuto essere consegnata. Nel XIII secolo, dunque, Saba di Serbia, arcivescovo e futuro Santo, si recò in visita alla lavra. Appena si avvicinò al reliquiario di San Saba, il bastone del monaco cadde ai suoi piedi. I presenti rimasero sbigottiti di fronte a quell’episodio e chiesero al nuovo venuto di dire il suo nome. Quando questi l’ebbe pronunciato, essi si resero conto che l’antica profezia si stava realizzando. L’icona venne quindi consegnata a Saba di Serbia il quale la trasportò sul Monte Athos per collocarla accanto all’iconostasi nella chiesa dedicata allo stesso San Saba. Qui l’immagine venne ribattezzata Typiconissa in quanto in quegli stessi luoghi è conservata la Regola (Typicon) di San Saba”; ” la tipologia iconografica della Madre di Dio “che dona latte” fu, soprattutto nei primi secoli, avversata da alcune frange della Chiesa, soprattutto dai “monofisiti” secondo i quali la natura umana di Cristo era, in qualche modo, “assorbita”, e dunque ridimensionata, da quella divina. In realtà l’icona costituisce una risposta concreta a tale obiezione, visto che raffigura Gesù nella più umana delle posizioni: quella, cioè, del bimbo che riceve latte dalla madre”.

A san Saba è dedicato un villaggio presso Messina, dove si svolge una festa a sua memoria ogni 5 dicembre. In un’apposita cerimonia religiosa in Chiesa,  vengono ricordati la sua vita ed i suoi miracoli, benedette le mele che sono consegnate a ciascuna famiglia, e talvolta si conclude con una breve processione lungo le vie del paese. In anni più recenti la domenica della terza settimana di agosto, oltre la solenne Messa religiosa in onore del Santo, si organizza la processione della statua di San Saba per tutto il lungomare ed i vicoli con, alla mezzanotte, i tradizionali “botti” e fuochi d’artificio sul mare.

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