Prospettive d’inverno

Il 2016 è stato l’anno della nuova programmazione. Lasciate alle spalle le fatiche del 2015, si è lavorato per consolidare l’impegno nella ricostruzione storica che ha prodotto il primo dei volumi sulla Valle Latina. Come l’Aquinate rifletteva sulla Verità invisibile, così personalmente rifletto primariamente sulla verità visibile ed incontrovertibile legata alle testimonianze materiali dell’Uomo, per poi dedicarmi ad affrontare le ipotesi verificabili e quelle impossibili da riscontrare sul terreno.

Il 2017 ha già predeterminato alcuni impegni, primo tra tutti l’attenzione al landscape dal punto di vista globale e nelle sue molteplici conseguenze. Quando ci fu l’esordio di questo blog, la volontà era di affiancare quello strumento chiuso ed oggi confronto tra iscritti costituito da http://aquinum-urbs.blogspot.it, che tuttora vede il blog  attivo ma solo per un gruppo di espressamente interessati, con uno strumento più aperto, che portasse l’attenzione a temi di ricerca di coinvolgimento più immediato. I Cultural Landscapes e gli Historic Landscapes si sono imposti come necessari spunti di analisi e ricerca.

Si tratta di un’esigenza sorta svariati anni fa, ma che ho deciso di realizzare quando mi trovai nella scomoda posizione di dover illustrare il territorio della Valle Latina ad alcune persone provenienti dall’Italia Settentrionale. Impegnata a risolvere questioni di architettura medievale aquinoe storiche, avevo momentaneamente messo da parte la problematica paesaggistica in sé, ma non rimasi affatto stupita nel seguire i commenti che il gruppo di persone in questione sollevava al momento di alcune mie delucidazioni. Abituata al cemento e all’asfalto delle strade che ormai tagliano la Valle in tutte le direzioni, quasi assuefatta alla campagna non più campagna, ascoltavo allora un serie di osservazioni pertinenti riguardanti il massiccio consumo del suolo che aveva ormai colpito il territorio. In particolare, non mi fu più possibile evitare di procedere a confronti più ampi, pur intuendo che il territorio non avrebbe retto paragoni troppo impietosi.

Non avevo ancora intrapreso il mio dottorato di ricerca, si era agli inizi degli anni 2000, e stavo definendo le pubblicazioni relative alla Porta Capuana di Aquino, ma ricordo bene che l’attenzione all’ambiente circostante inserito nel contesto archeologico quale dato archeologico naturale sorse come naturale conseguenza.

Fu probabimente la molla decisiva per intraprendere la ricostruzione del territorio in età medievale avviata nella carta archeologica di Frosinone, anch’essa solo una prima versione di un lavoro più grande che è stato possibile continuare a produrre con il dichiarato intento di verificare quanto di quel bacino naturalistico, culturale e storico appartenente a tutti fosse ancora disponibile per la crescita umana di ciascuno.

La rete dei castelli della famiglia de Aquino è certamente la più interessante tematica locale sul piano medievistico, poiché di enorme potenziale per rispondere alle esigenze accennate. Cercheremo di approfondirne insieme la conoscenza attraverso queste pagine.

A presto

S.P.

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