Il paesaggio: una domanda

Questo post inizia con una telefonata: Rigopiano, la prefettura: «Ci han detto che ci sono stati crolli…». L’amministratore dell’Hotel: «Ma, noooo… È tutto a posto »

Rigopiano, per quei pochi che non dovessero saperlo, era il sito di un albergo di lusso. Il pomeriggio di mercoledì 18 gennaio 2017, nemmeno un mese fa, è piombata una valanga su tale resort a quattro stelle presso Farindola in Abruzzo dove erano alloggiate  40 persone: 28 ospiti, dei quali 4 bimbi, e 12 dipendenti tra i quali il titolare Roberto Del Rosso e il senegalese Faye Dame.

Mi ha molto impressionato il tono della telefonata, il rapporto quasi di deferenza degli impiegati della Prefettura (non di un qualunque centralino asiatico, beninteso) verso l’amministratore della struttura, la paura di chiedere informazioni a proposito di una valanga che ha potenzialmente distrutto un palazzo con delle persone dentro. Il criminale sembrava risultare  la persona che aveva dato l’allarme.

Pare la situazione generale dell’Italia, a fronte di persone di buona volontà ci si scontra con persone dalla volontà deviata: occorre minimizzare, occorre nascondere altrimenti si ferma il ‘business’. Quando il business viene a scomparire, allora? Cosa andranno a nascondere?

L’Hotel in realtà aveva violentato il paesaggio. Non mi riferisco all’effetto estetico della costruzione inserita nel paesaggio locale, ma alla posizione in cui era stato eretto l’hotel, chiaramente esposta a pericoli del genere, imprevedibili ma immaginabili. Il fatto che sia caduta una valanga sul sito è la dimostrazione che la scelta era sbagliata, la costruzione non si doveva erigere in quel posto, inutile girarci tanto attorno.

Tante cose non dovevano essere fatte eppure sono state fatte. E non si possono nascondere. Utilizzando il satellite appaiono chiaramente agli occhi del primo che passa.

Mi sposto sulla regione sulla quale spendo maggior tempo, il Lazio, e mostro alcune immagini del territorio della Provincia di Frosinone. Quest’area un tempo era interamente agricola, oggi è ricoperta da aree industriali, molte volte dismesse, abitazioni e magazzini.

selvadeimuli

Il particolare raccoglie il territorio tra l’eliporto locale e la stazione ferroviaria, di poco fuori quadro.

frosinoneL’immagine successiva mostra il territorio del comune capoluogo; l’area prima nel dettaglio si può rintracciare grazie alla forma dell’eliporto, chiaramente distinguibile. Aree verdi ridotte ad una porzione minima. La seguente mostra la stessa area nel 1984.

frosinone-1984

La seguente nel 1994.

frosinone-1994

Il trauma subito dal territorio nei dieci anni tra le due immagini è incalcolabile, amplificato nei venti anni successivi, i risultati in termini di perdita di potenziale di ogni genere, dalla salubrità dell’aria a quella delle acque, e così via, non è nascondibile.

Al consumo di suolo si è accompagnato un piano di sviluppo che non ha “sviluppato” alcunché, ma sfruttato quanto esistente per non avere poi restituito neppure un terzo del suo potenziale per uno sviluppo. Non c’è stato un accrescimento delle risorse naturali ma soltanto il loro consumo. Non c’è stato in parallelo uno sviluppo industriale duraturo, e quindi si tratta di una perdita irreversibile compensata solo in minima parte da un temporaneo investimento economico i cui frutti non sono stati quelli sperati.

Siamo di fronte alla scomparsa di un qualsiasi ‘business’, avvenuta per sconsideratezza e non a causa di una valanga.

Ma nooo, è tutto a posto.

Allora vediamo: quale è stato l’approccio al paesaggio che tali immagini suggeriscono?

—segue—

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s