Retorica della domanda e della risposta

Domanda retorica: che cosa restituisce l’immagine di un paesaggio devastato? Così concludevo le riflessioni dello scorso post. Sicuramente restituiscono un paesaggio devastato. In prima battuta. In realtà restituiscono l’odio di un gruppo di persone verso il territorio. A questo punto occorre approfondire cosa intendo.

Anni fa ebbi la fortuna di trascorrere una lunga e significativa esperienza di lavoro negli UK. Difficile, ma proficua. Uno dei grandi insegnamenti di quella esperienza fu l’amore degli Inglesi nei confronti del loro paesaggio. Il paesaggio riflette un ordine, assume un valore non solo sentimentale ma anche economico, quale patrimonio culturale comune. Occorre quindi tutelarlo.

frosinoneTornata in Italia, l’antica disperazione che provavo al vedere lo sconquasso del paesaggio dei luoghi che dovevo percorrere riemergeva ancora più potente. Il valore antico del paesaggio non era recuperabile. Eppure ovunque avevo sentito richiamare con forza l’amore verso il proprio territorio. Assodato che paesaggio e territorio sono due termini diversi ma connessi ad una stessa realtà, non potevo che riflettere sul valore di quest’amore: nullo. Se si ama un qualche cosa non lo si distrugge. A meno che non si tratti di un cosiddetto “amore travagliato”, in qual caso è certamente un “amore malato”. Se è malato occorre guarirlo. Il problema però è che mentre il paziente/paesaggio è morto, il malato vero – l’uomo- non intende guarire. In realtà, non si considera malato affatto.

 Lungi da me l’idea di considerare gli Inglesi come esseri degni di fiducia cieca (di difetti ne possiedono ben più degli Italiani, volendo), in questo campo il difetto italico è di gran lunga più distruttivo di qualsivoglia difetto inglese.

Esiste un pregio che occorre riconoscere alle popolazioni d’oltremanica: la maggior parte di loro possiede senso dell’autocritica, del tutto speciale, ma lo possiede. Speciale nel senso che l’autocritica non intacca la profonda consapevolezza di sé stessi, la loro identità. Siccome l’Italiano medio (e quello superiore ed inferiore, in realtà: raggiunge l’arroganza, la presunzione, ma non la consapevolezza di sé) purtroppo non riesce a ottenere un livello di maturità tale da poter acquisire tale senso, ecco che si resta fermi al palo dell’autodistruzione. L’italico individuo individua nella critica un attacco di lesa maestà, non la intende come un aiuto. Il problema dell’autostima personale [mancante] si ripercuote in tutti i livelli di lavoro e di interrelazione sociale.

Ecco quindi che prevale l’individualismo: non esiste una coscienza sociale e di conseguenza non si percepisce il concetto di responsabilità sociale. Negli UK questo aspetto invece è ben presente. Allorché un individuo intraprende un’opera che non rientra in un contesto che possa beneficare la comunità sociale, sorgono tanti di quegli ostacoli da parte dei singoli organizzati in comunità che in Italia non è neppure immaginabile, aiutati certamente dalla vivacissima tendenza inglese al gossip, aggiungo: il chiacchiericcio inglese è un’arma a doppio taglio che però consente di sapere tutto (ed anche altro rispetto al tutto) in termini temporali di pochi minuti. Il che significa che se il vicino di casa inizia a costruire una piscina abusiva nel proprio cortile posteriore, la polizia locale a scopo di controllo ne viene informata in un tempo pari alla metà  della lunghezza di una telefonata alla propria madre quando si è in tutt’altre faccende affaccendati: nanosecondi.

In pratica: la storia del “ci scusi, sa, ma ci hanno detto che forse sarebbe venuta giù una valanga ma la telefonata era sospetta per cui noi non ci azzarderemmo mai ad intervenire per venire a curiosare” non esiste nemmeno nella mente del più scalcagnato vigile urbano di seconda classe. In UK prima vai dietro le sbarre, per prevenzione, e dopo controllano. Dopo anni trascorsi ad osservare posso tranquillamente dire che il motivo è la costruzione monarchica dello stato, senza ombra di dubbio. E spiegherò sia che cosa intendo con tale affermazione, sia che cosa comporta nella pratica. Anticipo soltanto che non sono monarchica, non amo la monarchia umana.

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