HLC e PRGC

Nell’ambito di un passato progetto internazionale, ho avviato lo studio della cosiddetta Caratterizzazione Storica del Paesaggio, per la quale mi viene spontaneo continuare ad utilizzare l’acronimo inglese di HLC (Historic Landscape Characterization).

Come ho scritto in un articolo che sta uscendo in questi giorni, l’elaborazione della HLC italiana è stata impostata fin dal principio non su immediate necessità di tutela e gestione territoriale, che per la stessa zona si appoggiano su un distinto strumento di recente approvazione consiliare, bensì sulla necessità di individuare i caratteri storici e gli elementi di cui si compone il paesaggio attuale, rendendo fruttuosa sul piano della ricerca archeologica la messe di dati reperibili da materiali documentari di varia natura, ma propri delle aree in esame. Nella nota rinviavo ad un articolo del 2009 dove si prendeva in esame il percorso del Piano Paesaggistico Regionale del Lazio, che si vuole imminente.

Occorre adesso distinguere i piani del mio lavoro, per non creare confusione, in particolare perché mi rivolgo ad archeologi che, come la sottoscritta, non sono incaricati, almeno non al momento, di lavorare negli uffici di Urbanistica. Quando intrapresi il mio viaggio nella HLC, il primo strumento con il quale mi trovai a ragionare fu il piano paesaggistico richiesto dal Codice Urbani, il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. Sotto alcuni aspetti, in termini di tutela del territorio, la HLC poteva esservi avvicinata, almeno negli intenti di tutela, ma per tutto il resto è qualcosa di molto lontano.

Il problema grosso consiste nella novità che i piani paesaggistici rappresentano per il panorama regionale italiano e nel fatto che sul Piano Paesaggistico della Regione Lazio vige continua incertezza, come richiamerò alla fine. Quindi, dopo aver studiato questo strumento in divenire, sono passata a considerare gli aspetti di tutela deducibili dal Piano Regolatore Generale Comunale, come accennato nel precedente post.

Il Piano Regolatore Generale Comunale ha salvato parte del mio tempo, perché è il solo strumento di ordine generale, ma di immediata attuazione, abbastanza chiaro per intenti e storia al quale potermi rifare. Inoltre, visto che deve considerare solo gli aspetti relativi ad un solo comune, è di più semplice accesso. Va specificato che il PRGC ha una matrice di attenzione al “costruito”, in particolare al momento delle prime leggi che ne vollero l’introduzione, ma nel tempo è diventato un vero e proprio strumento di gestione dell’assetto territoriale, prevedendo delle precise zonizzazioni del territorio comunale, con le aree da destinare all’edificazione e quelle industriali. Va da sé che il resto rimane di uso agricolo o boschivo, almeno questo è il principio guida iniziale. Per i problemi creati dalla zonizzazione, si vedrà successivamente in un altro post.

I primi piani regolatori comunali risalgono alla legge del 25 giugno 1865 n. 2359, in seguito furono rivisti dalla legge urbanistica nazionale (legge 17 agosto 1942 n. 1150), divenendo se occorre piani intercomunali, cioè riguardanti più comuni. Nell’area di lavoro che sto pubblicando in questi giorni, il comune di Esperia (FR), sono stata fortunata perché il consiglio comunale ha approvato nel 2015 tale strumento (già adottato nel 1995) con un nuovo indirizzo (quindi una revisione http://www.ilgiornalenuovo.it/2015/11/esperia-comune-riunione-illustrativa-del-piano-regolatore/: il Documento di Indirizzo del Nuovo Piano Regolatore adottato dal Consiglio Comunale con voto unanime nella seduta del 19 settembre 2015) tenendo in considerazione gli altri strumenti urbanistici previsti da successivi leggi, in particolare il travagliatissimo piano paesaggistico regionale, nella veste prevista alla fine degli anni ’90, con però l’intuibile aspetto che, essendo il Piano Paesaggistico uno strumento concordato tra varie parti, l’amministrazione comunale (lo spero!) abbia discusso e incorporato le indicazioni di tale piano regionale il quale prevarrà, alla fine, sulla strumentazione comunale, in un difficile ma non impossibile gioco ad incastri; è per questo che nella pratica, quando si parla di PRGC occorre -almeno dagli anni ’80 per alcune regioni- sempre rifarsi anche al piano paesistico o, dagli anni 2000, al piano paesaggistico vigente o in approvazione (si rimanda in seguito alla differenza tra paesistico e paesaggistico). Questo è stato quanto da me compreso in una difficilissima raccolta informazioni relativa ad un piano paesaggistico che a volte sembra assumere contorni da ultimo segreto di Fatima! E non sono la sola a sbattere la testa contro il muro, si veda qui.

Interessante quanto riportato nell’articolo, in fondo: Comuni obbligati ad adottarlo. “Se i Comuni adotteranno il Piano e accetteranno i limiti posti dalla Regione a difesa del territorio – ha sostenuto il Presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti – non ci sarà più il passaggio di verifica (dei progetti, ndr) in Regione”.  In pratica i Comuni potrebbero anche non adottare il nuovo PTPR, ma sarebbe una decisione ininfluente dal punto di vista pratico: ogni nuovo progetto dovrebbe avere prima l’OK della Regione (come avviene adesso). Il dirigente regionale rilascerebbe il nulla-osta solo in presenza di un progetto conforme al nuovo Piano regionale: nessun Comune riuscirebbe a far passare un progetto non conforme al PTPR. Se il Comune invece adottasse il Piano, ogni progetto potrebbe essere approvato senza il passaggio alla Regione Lazio. [fine paragrafo articolo]

Rifarmi alla strumentazione comunale agevola, come riflettevo in precedenza, proprio perché lavora sulla base delle variazioni nella gestione territoriale concretamente previste dalla cellula fondamentale delle amministrazioni locali, cioè il comune. Inoltre, i comuni si dotarono di carte archeologiche proprio per poter elaborare dei PRGC ben fatti ed imporre i loro vincoli di zonizzazione. In parallelo, mi ha permesso di non insabbiarmi nel seguire la vicenda del piano paesaggistico con troppa ansia, dal momento che, come l’istinto mi suggeriva, il Piano Paesaggistico del Lazio si è arenato nuovamente.

nolabelsvalledelsaccoA fronte di una ben pubblicizzata approvazione da parte della Giunta Regionale del Lazio infatti, nel marzo 2016 (vedi link nel post precedente), mancava e manca tuttora l’approvazione del Consiglio Regionale, che deve deliberare la sua adozione finale. Tale voto era previsto entro il 14 Febbraio 2017, ma (notizia individuata in questi giorni e con molta fatica, perché ignorata dai comunicati stampa ufficiali) tale data è stata di nuovo rinviata. Risulta infatti che nella legge regionale di stabilità 2017 di faticosissima lettura, detta anche Milleproroghe, per non farsi mancare nulla si sia dovuto inserire anche il rinvio dell’approvazione del Piano Paesistico (= Paesaggistico ai sensi del Codice Urbani, nel caso del Lazio).

Inutile dire che tale proroga non sia stata per niente pubblicizzata, pertanto è stato grazie ad un benemerito articolo del circolo dei Verdi incontrato in internet – Controdeduzioni di VAS alle proposte di modifiche stravolgenti del Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) del Lazio, a firma di R. Bosi – che sono venuta a sapere della cosa e soprattutto ad avere un quadro dei tempi che ancora si dovranno prevedere. Dal sito si deducono due cose. La prima è relativa alla successione di pareri che non si sono ancora ricevuti in data 31 Dicembre 2016: “Non risulta che a tutt’oggi sia la Commissione primaria Ambiente che le altre tre Commissioni secondarie abbiano preso in esame la proposta per esprimere il rispettivo parere sul PTPR, che quindi non poteva essere più approvato entro la scadenza del prossimo 14 febbraio 2017, per cui con l’articolo 3, comma 75, della legge regionale n. 17 del 31 dicembre 2016 è stata prorogata al 14 febbraio del 2018 la scadenza per la sua definitiva approvazione”. La seconda riguarda la guerra scatenata contro il piano che sembra non avere fine. Ma ora chiudo, per il momento.

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