Castro dei Volsci (FR)

Nell’ambito del progetto Carta Archeologica Medievale, si era inteso proporre  una prima schedatura delle presenze di età medievale nel territorio del Foglio 159 Quadrante I dell’IGM. Lavoro estremamente difficile sotto molti aspetti, fu reso ancor più difficile da oggettive condizioni di rilevamento che interessano un’area fortemente antropizzata come il Lazio Meridionale. Nonostante ciò, si ritenne opportuno avviare un lavoro di tal genere, in particolare per comprendere come poter intervenire su contesti bisognosi di profondi interventi di riqualificazione ambientale ed urbana.

Trascorsi oltre dieci anni dall’edizione di tale volume, i dati e le riflessioni continuamente condotte sulla stessa porzione di territorio hanno permesso di procedere oltre quel primo sperimentale tentativo, consentendo di aggiornare la carta, pubblicando ulteriori contributi ed ampliando l’areale di riferimento. Grazie alla possibilità di proseguire gli studi teoretici all’estero, si è anche superata una certa tendenza propriamente legata alla semplice topografia antica di tradizione regionale e, attraverso un nuovo taglio metodologico legato all’archeologia storica, la revisione del pubblicato è stata indubbiamente radicale.

Anche precedentemente, in parallelo all’esperienza alla guida del Museo Civico Archeologico di Castro dei Volsci, conclusi una revisione della scheda riguardante il paese; i risultati furono raccolti nel capitolo del manuale didattico – scientifico Storie della Terra, pubblicato anche online nella mia pagina Academia. Di seguito il Link

Il progetto, portato avanti con forze personali anche se infine pubblicato in sede accademica, simboleggiava un riemergere dell’attenzione al territorio che si spera possa portare dei frutti sul piano della protezione di quei beni culturali rimasti e che meritano maggiore considerazione. Dopo la mia esperienza quale direttore, conclusasi – cosa rara in quei dintorni – nella concordia e nella soddisfazione da ambo le parti, poiché purtroppo determinata esclusivamente dalla necessità di tagliare tutte le possibile voci di spesa all’interno di un bilancio costruito sulla mera sopravvivenza e non sullo sviluppo, male necessario nella piena tempesta della crisi economica del 2008-2009, il museo fu affidato a personale direttivo – scientifico meno qualificato e quindi richiedente risorse economiche pressoché nulle; trascorso un tempo fisiologico in cui si appurò che mancavano le competenze per poter proseguire l’esperienza di apertura della struttura, il museo venne chiuso.

La speranza, che muore per ultima, ci induce a ritenere che riprendendo le indagini su contesti trascurati si possa offrire un contributo per il rinascere di opportunità culturali territoriali di più ampie prospettive.

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