Esperienze da ripetere

Nel mio viaggio attraverso il mondo della legislazione paesaggistica mi ritengo fortunata allorché riesco a ricomporre i vari tasselli del quadro generale. Non è facile e possiedo alta considerazione per tutti coloro, in genere architetti, che vi hanno a che fare dalla mattina alla sera.

Ad un archeologo non viene insegnato moltissimo di questa materia, pertanto siamo autodidatti per un buon 50% del suo studio. I mezzi di informazione, stando a quanto avuto esperienza ieri non ci aiutano in precisione, spesso ci colgono alla sprovvista e provocano risate isteriche, perciò ogni tanto ritorniamo sui nostri passi e ricolleghiamo i vari frammenti.

Nel far questo, ci è venuto in aiuto il sito web della Regione Liguria, che meritoriamente dopo averci permesso di seguire un lavoro di catalogazione un paio di articoletti fa, adesso fornisce i dati dei vincoli. Alla voce “Carta archeologica della Liguria”, il beneamato Google restituisce il sito dei Vincoli architettonici, archeologici e paesaggistici, detto  http://www.liguriavincoli.it/

Un vincolo paesaggistico riguarda, ad esempio, quanto raccolto ieri nel caso di Castrocielo, un vincolo archeologico si riferisce invece a molti dei casi applicati agli oggetti del procedimento di catalogazione precedentemente illustrato.

La bella notizia da parte del sito riguarda la collaborazione tra le istituzioni per permettere la messa in rete dei dati dal 2007:

«Il Segretariato regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per la Liguria (ex Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Liguria), in forza del D.P.C.M. n. 171 del 29/08/2014 è organo periferico del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e cura i rapporti del Ministero e delle sue strutture periferiche con le Regioni, gli Enti Locali e le altre Istituzioni presenti nella regione.
Il Segretariato regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per la Liguria ha fornito i dati dei decreti d’interesse culturale dall’anno 2007 ad oggi per la loro integrazione nella banca dati e la loro messa in rete. Successivamente, ha provveduto al collaudo di tale attività, coordinando la Soprintendenza Archeologia della Liguria (ex Soprintendenza per i Beni Archeologici) e la Soprintendenza Belle arti e paesaggio della Liguria (ex Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici) nell’allineamento dei dati identificativi dei decreti d’interesse culturale informatizzati.

Regione Liguria e Segretariato regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per la Liguria  hanno realizzato questo sito  in base al Protocollo d’Intesa fra Ministro e Presidente della Regione del 5 novembre 1999 e delle successive convenzioni del luglio 2003,  con l’obiettivo di fornire informazioni relative ai vincoli architettonici, archeologici e paesaggistici e allo stesso tempo creare un accesso intuitivo ai dati tramite visualizzatore cartografico».

Dopo avere introdotto questo organo periferico del MiBACT (Segretariato Regionale) e ricordato il nocciolo di cosa significhi il “vincolo”, si passa poi alla differenza tra le varie tipologie:

«Il “Patrimonio culturale” nazionale è costituito dai “beni culturali” e dai “beni paesaggistici”, ora riconosciuti e tutelati in base ai disposti del D.Lgs.42 del 22/01/2004 Codice per i Beni Culturali e del Paesaggio,  e successive modificazioni ed integrazioni.
Dell’insieme del “Patrimonio” ligure, questo sito riguarda i beni  culturali “immobili” (archeologici e architettonici) ed i beni paesaggistici, dei quali sia stato riconosciuto l’interesse, con le cautele ed i limiti indicati di seguito.
Non sono quindi stati inseriti i vincoli relativi ai beni culturali “mobili” (di interesse storico-artistico, archivistico, bibliografico, etnoantropologico ed anche archeologico)».

Vincoli dei beni archeologici e architettonici:

«Sono soggetti a tutela tutti i beni culturali di proprietà dello Stato, delle Regioni, degli Enti pubblici territoriali, di ogni altro Ente ed Istituto pubblico e delle Persone giuridiche private senza fini di lucro sino a quando l’interesse non sia stato verificato dagli organi del Ministero. Per i beni di interesse architettonico, storico, artistico, archeologico o etnoantropologico tale verifica viene effettuata dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici.
La verifica può essere effettuata su iniziativa degli organi competenti del Ministero o su richiesta del Soggetto interessato secondo le modalità concordate con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici; l’eventuale esito positivo viene formalizzato con l’emanazione di un Decreto del Direttore Regionale, debitamente notificato e trascritto alla C.RR.II.
Sono altresì soggetti a tutela i beni di proprietà di persone fisiche o giuridiche private per i quali è stato notificato l’interesse ai sensi della L. 364 del 20/06/1909 o della L. 778 del 11/06/1922 (“Tutela delle bellezze naturali e degli immobili di particolare interesse storico”), ovvero è stato emanato il vincolo ai sensi della L. 1089 del 01/06/1939 (“Tutela delle cose di interesse artistico o storico”), della L. 1409 del 30/09/1963 (relativa ai beni archivistici: la si indica per completezza), del D. Lgs. 490 del 29/10/1999 (“Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali”) e infine del D. Lgs. 42 del 22/01/2004.
Le notifiche effettuate prima dell’entrata in vigore della L. 1089 del 01/06/1939 sono in corso di rinnovo e quindi i dati di riferimento devono essere verificati presso le Soprintendenze competenti. Nel sito sono geo-referiti i beni oggetto di “notifica” o “dichiarazione di interesse”  per i quali sussisteva la  “scheda inventariale” di catalogo dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione.

La dichiarazione d’interesse sottopone il bene cui fa riferimento alle norme di tutela previste dal D. Lgs. 42 del 22/01/2004, impone norme di salvaguardia e valorizzazione, consente la corresponsione di benefici economici e fiscali e prevede l’irrogazione di sanzioni amministrative e penali ai trasgressori».

Per i beni paesaggistici che stiamo cercando di approfondire, segue ciò:

«I vincoli paesaggistici allo stato della legislazione nazionale sono disciplinati dal Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, Codice dei beni Culturali e del Paesaggio (il quale all’art.2, innovando rispetto alle precedenti normative, ha ricompreso il paesaggio nel “Patrimonio culturale” nazionale) e successive modificazioni ed integrazioni.
Tale Codice ha seguito nel tempo l’emanazione del D. Lgs. n. 490/1999, il quale era meramente compilativo delle disposizioni contenute nella L. n. 1497/1939, nel D.M. 21.9.1984 (decreto “Galasso”) e nella L. n. 431/1985 (Legge “Galasso”), norme sostanzialmente differenti nei presupposti.
Infatti, la legge n. 1497/1939 (sulla “Protezione delle bellezze naturali e panoramiche”) si riferiva a situazioni paesaggistiche di eccellenza, peculiari nel territorio interessato per panoramicità, visuali particolari, belvederi, assetto vegetazionale, assetto costiero. Tali particolarità paesaggistiche per loro natura non costituivano una percentuale prevalente sul territorio, le situazioni da tutelare erano soltanto quelle individuate dai provvedimenti impositivi del vincolo paesaggistico.
A ciò sono seguiti provvedimenti statali che hanno incrementato in misura significativa la percentuale di territorio soggetta a tutela: il D.M. 21.9.1984 e la L. n. 431/1985. In particolare, dal D.M. 21.9.1984 è conseguita l’emanazione dei Decreti 24.4.1985 (c.d. “Galassini”), i quali hanno interessato ampie parti del territorio, versanti, complessi paesaggistici particolari, vallate, ambiti fluviali. Ancora, la L. n. 431/1985 ha assoggettato a tutela “ope legis” categorie di beni (fascia costiera, fascia fluviale, aree boscate, quote appeniniche ed alpine, aree di interesse archeologico, ed altro), tutelate a prescindere dalla loro ubicazione sul territorio e da precedenti valutazioni di interesse paesaggistico.

Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio ha inteso comprendere l’intero patrimonio paesaggistico nazionale derivante dalle precedenti normative in allora vigenti e ancora di attualità nelle specificità di ciascuna.
Le disposizioni del Codice che regolamentano i vincoli paesaggistici sono l’art. 136 e l’art. 142.
L’art. 136 individua gli immobili e le aree di notevole interesse pubblico da assoggettare a vincolo paesaggistico con apposito provvedimento amministrativo (lett. a) e b) “cose immobili”, “ville e giardini”, “parchi”, ecc., c.d. “bellezze individue”, nonché lett. c) e d) “complessi di cose immobili”, “bellezze panoramiche”, ecc., c.d. “bellezze d’insieme”).
L’art. 142 individua le aree tutelate per legge ed aventi interesse paesaggistico di per sé, quali “territori costieri” marini e lacustri, “fiumi e corsi d’acqua”, “parchi e riserve naturali”, “territori coperti da boschi e foreste”, “rilievi alpini e appeninici”, ecc.»

Ovviamente è molto più semplice comprendere come sia protetto un sarcofago di III secolo d.C. catalogato e posto in un museo, che capire a fondo come sia vincolato un bene paesaggistico, discorso molto più complesso, perciò non appena posso recupero il concetto di Monumento Naturale introdotto ieri e vedo di affrontare il discorso partendo dalla tipologia dei vincoli che lo coinvolgono.

A presto

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