I Parchi

Dal 1977 esiste con sicurezza una differenza tra Parchi Regionali e Parchi Nazionali. il decreto D.P.R. 616/77 (allegato) agli articoli 81, 82 e 83 affronta la tematica della natura e della sua protezione, delegata alle regioni attraverso alcune funzioni:

«Art. 83.
Interventi per la protezione della natura.
Sono trasferite alle regioni le funzioni amministrative concernenti gli interventi per la protezione della natura, le riserve ed i parchi naturali.
Per quanto riguarda i parchi nazionali e le riserve naturali dello Stato esistenti, la disciplina generale relativa e la ripartizione dei compiti fra Stato, regioni e comunità montane, ferma restando l’unitarietà dei parchi e riserve, saranno definite con legge della Repubblica entro il 31 dicembre 1979.
Sino all’entrata in vigore della legge di cui al comma precedente, gli organi di amministrazione dei parchi nazionali esistenti sono integrati da tre esperti per ciascuna regione territorialmente interessata, assicurando la rappresentanza dell a minoranza.
Resta ferma, nell’ambito delle funzioni di indirizzo e di coordinamento, la potestà per il Governo di individuare i nuovi territori nei quali istituire riserve naturali e parchi di carattere interregionale.
È fatto salvo quanto stabilito dall’art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n. 279, relativamente al Parco nazionale dello Stelvio».

Decreto-del-Presidente-della-Repubblica-24.07.77-n.616

Sorvolo sulla data del 1979 che si legge nell’articolo, in quanto per problemi vari la legge ebbe un cammino difficile che si può leggere qui,  Di fatto, pur apprestando delle deleghe alla Regione, anche lo Stato mantenne la possibilità di istituire dei Parchi, aspetto per il quale si varò la legge 6 dicembre 1991, n. 394, Legge quadro sulle aree protette, che trovate qui Legge_quadro_2012_394. Con mia somma gioia, riporta in primo luogo la tipologia delle aree protette;

«Classificazione delle aree naturali protette.
1. I parchi nazionali sono costituiti da aree terrestri, fluviali, lacuali o marine che contengono uno o più ecosistemi intatti o anche parzialmente alterati da interventi antropici, una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche, di rilievo internazionale o nazionale per valori naturalistici, scientifici, estetici, culturali, educativi e ricreativi tali da richiedere l’intervento dello Stato ai fini della loro conservazione per le generazioni presenti e future.
2. I parchi naturali regionali sono costituiti da aree terrestri, fluviali, lacuali ed eventualmente da tratti di mare prospicienti la costa, di valore naturalistico e ambientale, che costituiscono, nell’ambito di una o più regioni limitrofe, un sistema omogeneo individuato dagli assetti naturali dei luoghi, dai valori paesaggistici ed artistici e dalle tradizioni culturali delle popolazioni locali.
3. Le riserve naturali sono costituite da aree terrestri, fluviali, lacuali o marine che contengono una o più specie naturalisticamente rilevanti della flora e della fauna, ovvero presentino uno o più ecosistemi importanti per le diversità biologiche o per la conservazione delle risorse genetiche. Le riserve naturali possono essere statali o regionali in base alla rilevanza degli interessi in esse rappresentati».
Sul punto 4 («Con riferimento all’ambiente marino, si distinguono le aree protette come definite ai sensi del protocollo di Ginevra relativo alle aree del Mediterraneo particolarmente protette di cui alla L. 5 marzo 1985, n. 127(5), e quelle definite ai sensi della L. 31 dicembre 1982, n. 979») farei finta di nulla, al momento.
A seguire sono state emanate una serie di leggi per le istituzioni dei parchi, con le differenze sopra elencate. Uno si potrebbe chiedere: ma che cosa c’entra tutto ciò con la storia e l’archeologia? Immediatamente posso rispondervi che vi ricordo che si stava riflettendo su piano paesaggistico, paesistico, urbanistico, etc etc, e poi in seconda battuta  vi annunzio uno dei miei problemi:

Il Parco Regionale dell’Appia antica ….

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