Il ‘Parco dell’Appia Antica’ -1

Il titolo è farlocco: il Parco dell’Appia Antica non esiste.

Esistono il Parco Regionale dell’Appia Antica ed il Parco Archeologico dell’Appia Antica. Il primo avviato da tempo, il secondo ha ricevuto da poco il proprio direttore. Non ho la più vaga idea perciò di come le due istituzioni si adopereranno praticamente per interagire sul territorio, al di là delle indicazioni di legge.

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Ovvio che si parta perciò dal parco più ‘anziano’, quello Naturale Regionale.

La sua estensione è stata determinata nel 1988 ed ampliata nel 2002 con la inclusione di Tor Marancia. Fu solo nel 1997 che la mobilitazione generale produsse i desiderati effetti  finali. Antonio Cederna ne sintetizzò così la storia fino a quell’anno (testo interamente tratto da http://archivio.eddyburg.it/article/articleview/9566/0/277/):

«1881
Rodolfo Lanciani, “ingegnere per gli scavi”, propone al Ministro della Pubblica istruzione l’esproprio dell’area in cui sono compresi il Ninfeo di Egeria e il Bosco Sacro, facenti parte della tenuta della Caffarella dei Torlonia.

1887
Guido Baccelli e Ruggero Bonghi propongono un “giardino parco archeologico” lungo l’Appia da Roma a Brindisi. Il 14 luglio viene approvata la legge n. 4730, proposta dagli stessi Bonghi e Baccelli, che dichiara di pubblica utilità l’isolamento dei monumenti nella zona meridionale di Roma e il loro collegamento per mezzo di passaggi e pubblici giardini”. Il perimetro della zona vincolata comprende 227 ettari di cui 87 già demaniali.

1918
Dopo circa sette anni di lavori, viene consegnata al Comune la Passeggiata Archeologica, un grande parco tra il Circo Massimo e le Terme di Caracalla, chiuso in origine da una cancellata.

1931
Il nuovo Piano regolatore (tra gli autori Marcello Piacentini) definisce l’area dell’Appia “grande parco” e destina a “zona di rispetto” una fascia di territorio compresa tra Via Tuscolana e Ardeatina. Nella pratica il rispetto riguarderà due fasce di inedificabilità di 150 metri paralleli alla via, al di là delle quali possono essere costruiti edifici a due piani.

1932
Mussolini inaugura Via dell’Impero: la realizzazione della strada ha comportato la demolizione di un intero quartiere e lo sbancamento della Velia.

1934
L’Appia viene asfaltata fino al bivio per l’aeroporto di Ciampino.

1936
Con la realizzazione dell’Esposizione universale (Eur), l’Appia diviene un ostacolo ingombrante tra i quartieri ad oriente in sviluppo verso i Colli e il nuovo sviluppo a sud.

1939
Viene presentato il primo di una serie di piani particolareggiati destinati a sconvolgere l’Appia e mai attuati a causa della guerra.

1940
Il Comune espropria il complesso della Tomba di Romolo e del Circo di Massenzio.

1949
Il Piano particolareggiato n. 111 dà il via a un’alluvione di cemento che sommer­ge una vasta area compresa tra l’Appia Nuova, Via dell’Almone e via Appia Pignatelli.

1950
Al quarto chilometro inizia la costruzione della Pia Casa S. Rosa , ospizio per bambini minorati. I tre piani autorizzati dal comune e il quarto abusivo (mai demolito) dell’edificio intaccano il vincolo di rispetto con divieto “di massima” di ogni costruzione, istituito (addirittura) dal piano littorio del ’31. La benefica istituzione apre la strada alla distruzione della regina viarum. Avere una casa sull’Appia Antica diventerà uno status simbol.
L’Appia Antica costituirà un “cuneo verde” tra le espansioni di Roma “verso i colli e verso il mare” (cioé tra i quartieri dell’Appio‑Latino da una parte e la Cristoforo Colombo dall’altra), “una riposante fascia di verde, dalla quale emergeranno, testimonianza perenne di storia e civiltà, i resti dei gloriosi monumenti”: lo afferma una relazione di giunta del 21 ottobre. Contemporaneamente viene inaugurato il tronco di Raccordo Anulare che col­lega l’Aurelia con l’Appia, tagliando in due l’Appia Antica all’altezza del VII miglio.

1952
Marcello Piacentini presenta in un suo libro uno schema di nuovo piano regolatore, che prevede altre 9 strade che attraversano l’Appia e addirittura un “Appia novissima” da costruire a 300 metri dall’Antica.

1953
Nei primi cinque chilometri della via si contano già una settantina di ville, per lo più con regolare licenza. Ne “I Gangster sull’Appia” (8 settembre), Antonio Cederna denuncia il progetto della Società Generale Immobiliare che prevede la costruzione di un quartiere ‘Ai alta classe” tra i ruderi della Villa dei Quintili. In seguito alle proteste il progetto viene bocciato e la Villa dichiarata di “interesse particolarmente importante”. Del 14 dicembre è il generico decreto di “notevole interesse pubblico dell’Appia”: come tutti gli altri che seguiranno, serve soltanto a sottoporre i progetti edilizi al soprintendente, il quale si accontenta di imporre il colore degli intonaci e l’uso delle tegole usate. Dodici giorni dopo il Ministero dei Lavori Pubblici autorizza la costruzione di un quartiere di palazzine subito fuori Porta S. Sebastiano.

1954
In febbraio una lettera di uomini di cultura denuncia la situazione; in marzo una proposta di legge (La Malfa) prevede la demolizione degli edifici costruiti. Il ministro della Pubblica istruzione (Martino) nomina una commissione, presieduta da Umberto Zanotti Bianco, per la stesura di un piano territoriale paesistico. Nei cinque anni della sua faticosa elaborazione, continuano a essere rilasciate licenze e l’Appia diventa un corridoio murato tra proprietà private.

1955
Il 9 ottobre il Papa benedice la prima pietra di uno stadio olimpico da costruire tra Appia e Ardeatina, sulle catacombe di S. Callisto. La sollevazione della stampa manda a monte il progetto.

1956
Una mostra organizzata a Palazzo Venezia dal Ministero della pubblica istruzione progetta la demolizione di alcuni casali, non delle ville abusive.

1957
Il mausoleo di Casal Rotondo viene trasformato in villa panoramica.

1958
Il piano paesistico, pubblicato tra l’esultanza dei proprietari, sancisce l’invasione edilizia della campagna romana: destina a verde pubblico solo una striscia di terra di pochi metri ai lati della strada e prevede la costruzione di 4,8 milioni di metri cubi. Una forte opposizione determina il ritiro del Piano.

1959
Il “piano archeologico” confezionato dall’architetto Moretti per la valle della Caffarella si rivela un basso baratto tra i proprietari (marchese Gerini) e il Comune. Il piano prevede la costruzione di circa 200 edifici nella Valle della Caffarella.

1962
Il nuovo piano regolatore adottato a strettissima maggioranza dal consiglio, comunale destina a Parco pubblico la campagna dell’Appia solo dal quarto chilometro in giù. Per la parte più vicina a Roma sono ammessi insediamenti edilizi per 2,5 milioni di metri cubi. La reazione di Italia Nostra (presidente Tito Staderini) è durissima.

1961
In seguito alle proteste di Italia Nostra, il sindaco ordina la demolizione di una villa abusiva costruita su una torre di cinta del Castello Caetani. La villa non sarà mai demolita.

1965
Il 16 dicembre il ministro dei lavori pubblici Giacomo Mancini approva con modifiche il piano regolatore e destina finalmente a parco pubblico i 2500 ettari della campagna dell’Appia Antica. E’ uno degli eventi più importanti della storia dell’urbanistica romana, ma è anche uno dei più disattesi. Per anni il comune non muove un dito per arginare l’abusivismo dilagante. Le tenute vengono frazionate, i casali sono trasformati in ville. Verso l’Ardcatina sorge addirittura un villaggio abusivo.

1968
Accogliendo il ricorso di alcuni proprietari la quarta sezione del Consiglio di Stato definisce illegittima la destinazione a parco pubblico dell’intera zona dell’Appia Antica. La sentenza non ha effetto perché la “variante generale” al piano regolatore ha già recepito le prescrizioni dei Lavori Pubblici.

1969
Dal ’69 al ’74 si susseguono le proposte di legge (Giolitti e La Malfa, Cifarelli, Giannantoni e Trombadori) per l’esproprio a prezzo agricolo delle aree in base alla legge 865 del ’71.

1972
Il Comune avvia l’esproprio di 86 ettari della Valle della Caffarella.

1973
Al bordo della Caffarella, angolo Via Latina e Via C.Mondaini, viene abbattuto il Borghetto Latino, agglomerato di baracche abusive sorto negli ultimi anni della seconda Guerra Mondiale.

1976
La Regione approva l’esproprio di 86 ettari nella Caffarella.
Si inaugura a Palazzo Braschi la grande mostra organizzata dalla sezione romana di Italia Nostra, dove viene presentato il “Piano per il parco dell’Appia Antica”: è il risultato di più, di due anni di lavoro di un’equipe di specialisti, coordinata da Vittoria Calzolari.

1977
La giunta di sinistra delibera l’esproprio, subito fuori le mura, di altri 110 etta­ri della Caffarella.

1978
Il soprintendente Adriano La Regina lancia l’allarme sulla condizione dei monumenti e il Ministero per i beni culturali nomina una commissione per lo studio delle sculture all’aperto.

1979
La proposta della soprintendenza di un nuovo grande parco archeologico nel centro di Roma viene fatta propria dal sindaco Argan: prevede la graduale rimozione dell’ex via dell’Impero per riportare alla luce le antiche piazze imperiali. Il parco si collegherà con il grande parco dell’Appia Antica.

1980
Il Consiglio di Stato annulla per un cavillo formale gli atti di esproprio della Caffarella e resituisce ai proprietari una settantina di ettari già espropriati. Il comune è costretto a interrompere l’iter espropriativo in atto.
Da febbraio Via dei Fori Imperiali viene chiusa al traffico di domenica.
Un appello di Italia Nostra raccoglie le fin‑ne di 240 studiosi per l’abolizione di Via dei Fori Imperiali. In dicembre hanno inizio i lavori per l’eliminazione di via del Foro Romano: il Foro viene unificato con il Campidoglio.

1984
Viene pubblicato in due volumi il fondamentale studio promosso dalla sezione romana di Italia Nostra per il Piano dell’Appia Antica già oggetto della mostra a Palazzo Braschi del 1976.

1985
Il tempestivo intervento della Soprintendenza archeologica consente l’acquisizione di ventidue ettari tra Appia Antica e Appia Nuova, attorno ai ruderi della Villa dei Quintili.

1987
Il primo febbraio viene presentata una proposta di legge regionale da parte del PCI per la costituzione del Parco.
Legambiente costituisce il Comitato del Parco degli Acquedotti.

1988
Mentre il Comune riapre il cantiere di scavo del Foro di Nerva, il 10 novembre la Regione Lazio approva la legge n.66 “Istituzione del Parco regionale dell’Appia Antica”. La legge prevede la costituzione “entro un anno” dell’a­zienda ccnsorziale, ovvero l’ente che deve realizzare e gestire il Parco pubbli­co dell’Appia Antica. 1 tempi tuttavia non vengono rispettati e l’Azienda non verrà mai messa nella condizione di operare: il consiglio di amministrazione è nominato solo nel ’93, la sede viene fornita nel ’95, e i soldi verranno stanziati alla fine dello stesso anno.

1989
Il 26 aprile i deputati Cederna e Bassanini presentano una proposta di legge relativa ad interventi per la riqualificazione di Roma. La proposta indica come di interesse nazionale la realizzazione del “Parco archeologico dell’area cen­trale, dei Fori e dell’Appia Antica”. Per quanto riguarda l’acquisizione dei beni immobili, la proposta prevede l’applicazione del titolo Il della legge 865, determinando, in generale, l’indennità di esproprio dei terreni di base al loro valore agricolo o a quello che deriva loro dalle utilizzazioni lecite cui vengono adibiti.

1990
Il Parco dell’Appia Antica viene inserito nella legge di Roma Capitale (396/90).
Legambiente presenta un libro bianco sull’abusivismo nell’Appia.

1991
“Parco dell’Appia: chi l’ha visto?”: Legambiente e Italia Nostra denunciano i ritardi nell’applicazione della Legge regionale.
Ha inizio il “restauro conservativo” di un vecchio casale agricolo nei pressi di Cecilia Metella: malgrado le denunce dei vigili urbani, nel ’93 la villa viene “condonata”.

1992
Il programma di intervento per Roma Capitale stanzia 26 miliardi per “utiliz­zazione e esproprio della Valle della Caffarella, e 3 miliardi per studi, proget­tazione e avvio del parco dell’Appia Antica e dell’area centrale e dei Fori”.

1993
Antonio Cedema viene nominato presidente dell’Azienda consortile del parco dell’Appia Antica: malgrado ripetute richieste e numerosi articoli di denuncia, il consorzio rimane senza una sede agibile e senza fondi fino alla fine del 1995. Un convegno internazionale organizzato da Legambiente e dall’Ufficio italiano del Parlamento Europeo, col patrocinio dell’Unesco, chiede la tutela sovranazionale e la legislazione nazionale dell’Appia Antica.
Grazie all’impegno di Gianfranco Amendola, l’appello viene sottoscritto da 166 deputati al parlamento europeo.
L’attività dell’Azienda è paralizzata dalla difficoltà di raggiungere il numero legale, anche a causa della mancata sostituzione da parte della Regione di alcuni consiglieri dimissionari.

1996
Con i primi fondi disponibili, l’Azienda consortile incarica Italo Insolera di redigere gli studi preliminari al piano di assetto del Parco: gli studi vengono consegnati entro la fine dell’anno.
Una conferenza stampa di Italia Nostra e Legambiente, con la partecipazione della Soprintendenza e dei sindacati, denuncia il bilancio fallimentare dell’Azienda e chiede una legge nazionale per l’Appia.
Il 27 agosto muore Antonio Cedema. Ha scritto oltre centoquaranta articoli sulla vicenda dell’Appia.

1997
9 marzo 1997: circa centomila romani festeggiano la prima domenica a piedi sull’Appia.
Proprio l’assessore Regionale all’ambiente Hermanin commissaria l’Azienda consorziale del Parco denunciando “le gravi difficoltà di gestione in cui versa da lungo tempo”. Tutti i problemi del parco dell’Appia rimangono a tutt’oggi senza risposte».

La presentazione del Parco si trova sul sito web istituzionale:

http://www.parcoappiaantica.it/

Parco 04

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