Eccezioni

Difficile dare un titolo interessante a questo post, poiché si tratta di interrompere per un momento il ragionamento e ritornare all’articolo 142 del Codice Urbani. Si ragionava infatti delle aree territoriali protette ope legis, cioè tutte quelle aree che ora per la legge Galasso, ora per l’inclusione in altri elenchi, vengono di fatto inserite nel codice come protette all’interno della pianificazione paesaggistica.

Quindi Parchi, riserve, etc etc che abbiamo illustrato, sono tutte aree ritagliate all’interno delle nostre regioni perché sottoposte a specifiche normative di tutela, che possono avere a che fare con l’archeologia, oppure esserne autonome, ma sempre tutelate sono. Questo va ricordato in linea di principio anche prima di fissarci sul punto m del comma 1 dell’articolo 142 (che menziona le “zone di interesse archeologico”).

Occorre però far mente locale che esistono delle eccezioni: ad esempio, se qualcuno ha costruito una casa sul lago ben prima dell’entrata in vigore della Legge Galasso cioè il 6 Settembre 1985, non è che possiamo abbatterla a cannonate, perché la legge non ha valore retroattivo, quindi anche se la casetta sulle rive del lago è brutta quanto la fame e deturpa l’ambiente – però purtroppo fu eretta previo regolare permesso- ce la dobbiamo  ahimè tenere.

Ne consegue con tale criterio, come recita il comma 2 dell’articolo 142, che:

«2. La disposizione di cui al comma 1, lettere a), b), c), d), e), g), h), l), m), non si applica alle aree che alla data del 6 settembre 1985 (3):
a) erano delimitate negli strumenti urbanistici , ai sensi del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, come zone territoriali omogenee A e B (4); [1968-D.M. 2 aprile 1968 n. 1444]
b) erano delimitate negli strumenti urbanistici ai sensi del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, come zone territoriali omogenee diverse dalle zone A e B, limitatamente alle parti di esse ricomprese in piani pluriennali di attuazione, a condizione che le relative previsioni siano state concretamente realizzate (5); [il grassetto è mio]
c) nei comuni sprovvisti di tali strumenti, ricadevano nei centri edificati perimetrati ai sensi dell’articolo 18 della legge 22 ottobre 1971, n. 865».[L_22_10_1971_865]

Per chi volesse capire cosa siano due aree omogenee A e B, si può dare un’occhiata al Piano Regolatore di Roma, in pratica sono zone edificate che come dicevo non si possono abbattere. Io lo farei volentieri su certe schifezze che vedo, ma la legge mi dice che non posso. Peccato.

In pratica occorre andare a verificare per ogni singolo comune quali fossero le indicazioni e prescrizioni contenute in quei famigerati piani urbanistici che citavamo quando iniziammo questa carrellata nel conoscere gli strumenti territoriali di pianificazione e tutela (la “roba da architetti”, per intenderci). Se un comune aveva ricavato un quartiere residenziale sulla spiaggia prima del 1985, purché concluso e operativo prima del 6 Settembre 1985, va considerato acquisito; non si può recedere da tale urbanizzazione, almeno non con motivazioni legate alla redazione del piano paesaggistico in sé, che lo deve recepire. Nulla toglie che, volendo e con altri strumenti aggiuntivi, anche un intero quartiere si potrebbe radere a zero, ma si vedrà in seguito come e perché.

Aggiunge poi il comma 3:
«3. La disposizione del comma 1 non si applica, altresì, ai beni ivi indicati alla lettera c) [ erano «i fiumi, i torrenti, i corsi d’acqua iscritti negli elenchi etc etc»] che la regione abbia ritenuto in tutto o in parte irrilevanti ai fini paesaggistici includendoli in apposito elenco reso pubblico e comunicato al Ministero. Il Ministero, con provvedimento motivato, può confermare la rilevanza paesaggistica dei suddetti beni. Il provvedimento di conferma è sottoposto alle forme di pubblicità previste dall’articolo 140, comma 4. (6)». 2237

In soldoni: se il Fosso delle Tre Fontane a Roma (articolo_fosso-delle-tre-fontane-1) impiccia un progettone, la Regione lo dichiara “irrilevante” ai fini paesaggistici e lo si fa fuori dalla tutela ope legis. Che simpatici!

[E poi ci chiediamo perché ad ogni temporale si allaga la Capitale, ma facitece o’ piacere …]

Allora noi potremmo appellarci a Santo Ministero e vedere se avviene il miracolo della sua reintegra sotto tutela. Evvai!

Il tutto con tanta tanta pubblicità. Pensa che felicità in Regione!

Il comma 4 rimanda all’articolo 157 che si vedrà quando sarà il caso:

«4. Resta in ogni caso ferma la disciplina derivante dagli atti e dai provvedimenti indicati all’articolo 157». Si tratta di elenchi preesistenti che restano operativi, che vedremo poi.

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