Le “Zone di interesse archeologico” – 2. Il Parco Archeologico

Stavamo di fronte ad un incrocio: prendiamo per Via Archeologia Preventiva oppure ci inoltriamo nel Parco Archeologico? Ho preso il sentiero attraverso il Parco, solo per il momento.

Essendo partiti dai Monumenti Naturali Regionali, abbiamo già valutato la presenza di numerose aree naturali sotto tutela, che per il Codice dei Beni Culturali ricadono nell’articolo 142 (Aree tutelate per legge), quello che incorpora gli elenchi della Legge Galasso.

Con il Parco archeologico, però, dobbiamo stare sul chi vive perché non tutti i Parchi  possono ricadere solo nell’ambito dell’articolo 142. Esiste di fatto un altro articolo del codice, il n. 136 (Immobili ed aree di notevole interesse pubblico), che dichiara alcune aree di “notevole interesse pubblico”:

  1. Sono soggetti alle disposizioni di questo Titolo per il loro notevole interesse pubblico:
    a) le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale, singolarità geologica o memoria storica, ivi compresi gli alberi monumentali;
    b) le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del presente codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza;
    c) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici;
    d) le bellezze panoramiche [considerate come quadri] e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze.

Parrebbero ripetersi ma non è così. L’articolo 136 riprende paro paro, con l’aggiunta specifica degli alberi monumentali, l’articolo 1 della legge 29 giugno 1939, n. 1497, «Protezione delle bellezze naturali». (G.U. 14 ottobre 1939, n. 241).

Sempre di tutela attraverso leggi stiamo trattando, è ovvio, ma si può constatare che mentre la Legge Galasso 431/1985 sembra focalizzare sulle aree quali restituzioni naturali, ordinate in gruppi morfologicamente distinti, il focus della legge 1497 punta alla visione estetica del patrimonio paesaggistico, inserendo precisi riferimenti a manufatti inseriti nei contesti paesaggistici, oppure alberi ed anche centri storici che richiamano fortemente l’azione dell’uomo o una particolare azione della natura nel creare un composto esteticamente da salvaguardare, di cui l’uomo possa godere.

Quando poi chiarisce: “le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del presente codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza”, ecco che i parchi in questione risultano un’aggiunta a quelle aree che già la Regione e la Soprintendenza abbiamo visto possono individuare (interesse archeologico).

A questo punto occorrerà accertare l’idea che sulla stessa area possano ricorrere più di una possibilità di tutela. Prima di cadere in preda al panico, è bene leggere l’allegato al D.M. 18.04.2012: “Linee guida per la costituzione e la valorizzazione dei parchi archeologici”. Da una parte il Parco si presenta chiaramente con un intento di tutela e di valorizzazione dell’oggetto archeologico, diciamo così, e quindi del muro, di una terma romana, della strada basolata, visto che nel testo si richiama espressamente l’articolo 136 di cui prima:

«L’art. 2 del Codice, definisce che il Patrimonio culturale è costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici, ed al comma 2 dello stesso articolo si riconoscono quali beni paesaggistici, gli immobili e le aree costituenti espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio. Tra le aree di notevole interesse pubblico quale bene paesaggistico, l’art. 136 individua le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale, singolarità geologica o memoria storica, ivi compresi gli alberi monumentali ad ancora le bellezze panoramiche e i punti di vista di belvedere».

Ne dovrebbe risultare che il Parco Archeologico assume contorni di notevole interesse pubblico. Però si specifica poco oltre: «Considerato che le aree candidate a dare vita a un parco archeologico non possono che essere zone archeologiche e come tali riconducibili, come già si è detto, alla tutela paesaggistica ex lege (art. 142, comma 1, lett. m, del Codice), è auspicabile che il processo, tuttora in corso, di adeguamento al Codice della pianificazione paesaggistica regionale, riservi una particolare attenzione alla disciplina dei parchi archeologici. Per questa via, il piano paesaggistico si candida a divenire lo strumento principe nell’ambito del quale far confluire quelle che qui si indicano come «linee guida delle tutele».».

Questo piano paesaggistico comincia ad assumere l’importanza di una Bibbia. Ci trovavamo su due piani diversi che però all’atto pratico si potevano sovrapporre e che forse in casi che ora non ho presente sarà pure accaduto; a lume di naso, l’art. 136 del Codice Urbani si può invocare in altre situazioni, ma per le aree archeologiche basta e avanza il 142 per renderle potenziali candidate a Parco Archeologico, visto che sono già sottoposte a tutela, allorché dimostrino un adeguato potenziale.

Per far ciò, si deve ricorrere ad un ben preciso piano, un progetto-scientifico culturale, che le linee guida accompagnano nel dettaglio, insieme ad un progetto di tutela e valorizzazione, ed un piano di gestione, molto complesso.

Ho provato ad individuare alcuni parchi che possiedano già questi elementi organizzativi e ne ho trovato uno perfetto di livello statale:

http://www.archeocamuni.it/naquane_informazioni.html

Ne possono esistere pure da regionale a comunale, ad esempio: http://www.villaromanadelcasale.it/

Nel caso dell’Appia Antica o nel caso dei Campi Flegrei, si possono visitare due parchi naturali regionali che da poco devono convivere con due parchi archeologici in via di strutturazione. Dopo l’ennesima rilettura del DM 9 Aprile 2016 n. 198, non solo ho riscontrato la conferma che Parco Regionale dell’Appia e Parco Archeologico sono la stessa cosa sul piano dell’estensione territoriale, ma mi sono convinta che debbo comporre un post con una sintesi degli istituti denominati Parchi autonomi a mo’ di specchietto prima di proseguire oltre.

A presto

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