Aquinas_Iconografia

Enciclopedia dell’ Arte Medievale (2000)

di E. Simi Varanelli

Nell’iconografia di T. si distinguono una tendenza celebrativa e astrattiva che si concretizza nei trionfi del divus Thomas e una seconda che, attraverso la raffigurazione degli episodi della vita, i casi miracolosi dei suoi frequenti rapimenti estatici, sottolinea piuttosto gli aspetti umani dell’umiltà e della bonarietà delle fattezze e del carattere del dottore. 1280px-Simone_Martini_012Secondo la tradizione dal prototipo esistente in S. Maria in Gradi di Viterbo nel Duecento furono diffuse numerose copie di veristici ritratti di T.  non sopravvissute. Tra le più antiche immagini pervenute si ricorda quella nel polittico opera di Simone Martini (1320) ora nel Mus. Naz. di S. Matteo a Pisa ma proveniente dal convento domenicano di S. Caterina, una raffigurazione del santo presentante i tratti fisionomici trasmessi dalla tradizione: la spaziosità della fronte, l’impianto del volto pingue, l’espressione estatica e il simbolo – determinante nell’iconografia tomista – del libro aperto con scritta celebrante il merito della sua opera (Kaftal, 1952).

CatturaIl ritratto di T. non ancora canonizzato (1323), situato nelle predella, dimostra che a tale data l’immagine non aveva assunto ancora il rilievo che acquistò poi nell’iconografia dell’Ordine (Cannon, 1982). Il più alto esempio della tipologia del trionfo – e probabilmente l’archetipo – è da riconoscersi nella tavola, elaborata anch’essa nel convento di S. Caterina, lo studium pisano rinomato per la dottrina dei suoi esponenti, e conservata nella chiesa. Nel dipinto, attribuito da Vasari (Le Vite, II, 1967, p. 226) a Francesco Traini e dalla critica moderna generalmente ritenuto di mano della cerchia di Lippo Memmi e datato intorno al 1340 (Meiss, 1933; Coor Achenbach, 1961; Mallory, 1975) o anche in precedenza (Polzer, 1993; 1995), l’Aquinate giganteggia – il libro emblema del suo sapere aperto sul petto – al centro di una vasta corona di personaggi. effigiLa frase del libro inneggia alle verità ispirate uscite dalla sua bocca e significativamente l’immagine di Cristo dall’alto colpisce la fronte del dottore con un raggio di luce. La retorica insita nel tema appare qui purificata dalla tensione dello stile.Ma il nucleo più attivo nell’elaborare immagini illustranti in vario modo il prestigio dottrinale di T. è costituito, dal 1340 in poi, dal convento fiorentino di S. Maria Novella, i cui collegamenti culturali con il convento pisano sono stati più volte rilevati (Gardner, 1979). Nella tavola del Maestro delle Effigi domenicane, conservata nel convento e dipinta intorno al 1342, sono raffigurati gli esponenti dell’Ordine guidati da S. Domenico, il quale appare affiancato dai due santi riconosciuti come i più rappresentativi: T. e Pietro Martire. La tematica celebrativa dell’Ordine e dei suoi tre santi principali, di cui si conoscono varianti e repliche, non è qui risolta con la vivacità tipica del miniatore e pittore vicino al Maestro del Biadaiolo. Santa_Maria_Novella_4_OrcagnaSempre in S. Maria Novella, Nardo di Cione nella cappella Strozzi, oltre a collocare T. tra i beati del Paradiso, lo ritrae replicatamente nei tondi della volta circondato dalle virtù cardinali. E Andrea di Cione nella medesima cappella lo dipinge nel polittico sull’altare, firmato e datato 1357, in atto di ricevere da Cristo il libro simbolo della sua missione, mentre dall’altro lato Cristo consegna a Pietro le chiavi. Si instaura così il parallelismo tra Pietro che rappresenta il potere della Chiesa e T. che ne rappresenta la dottrina. Nella predella, a significativa conferma della perfetta consapevolezza di T. della sua umiltà creaturale, egli è nuovamente raffigurato mentre dice messa.

Nardo_di_cione,_paradiso,_cappella_strozzi_in_santa_maria_novella,_florence,_1360_circa

Frontale e ieratico è il ritratto di T. dipinto in una lunetta del chiostro e attribuito a un seguace di Nardo di Cione. Sul libro aperto sono riportati i versi dell’autografo Uffizio del Corpus Domini.

Cappellone_Spagnoli_3_-_trionfo_san_domenico

Andrea di Bonaiuto celebra infine il suo trionfo nel Cappellone degli Spagnoli (1365-1368) ponendolo in alto sul trono al centro della monumentale composizione che lo individua come il dottore che domina per intero lo scibile umano. Sul libro raggiante sul petto del santo si legge la frase “[…] venit / i(n) me sp(iritu)s / sapie(ntiae) et / p(rae)posui / illa(m) re / gnis et / sedibus”.

Bernardo-Daddi-The-Temptation-of-St-Thomas-Aquinas-SAltre opere di ambito domenicano dedicate al santo ne sottolineano piuttosto gli umani vissuti. Nel pregevole pannello di Berlino (Staatl. Mus., Pr. Kulturbesitz, Gemäldegal.) di un seguace di Bernardo Daddi o di Daddi medesimo, T. è raffigurato mentre prega assistito dagli angeli dopo aver allontanato da sé la cortigiana tentatrice.

Il dipinto che appartiene alla superstite predella del polittico smembrato (Parigi, Mus. des Arts Décoratifs, inv. nr. PE77; New Haven, Yale Univ., Art Gall., inv. nr. 1871; Poznań, Wielkopolskie Muz. Wojskowe), raffigurante storie dei principali santi domenicani, è stato riconosciuto da Offner (1947) come quello, descritto da Stefano Rosselli nel suo Sepultuario fiorentino (Firenze, 1657), che fu commissionato nel 1338 dal convento di S. Maria Novella.

La tavola a cinque scomparti, attribuita al Maestro del Biadaiolo (notizie fino al 1350 ca.) e conservata a New York (Metropolitan Mus. of Art, Robert Lehman Coll.), presenta un pannello dedicato alla rappresentazione di T. in cattedra, intento ad ammaestrare un uditorio di frati e laici, di stile sciolto, animato, ben diverso dalle consuete glorie, anche se il sole raggia sul petto del dottore e pur se ai suoi piedi giace riverso Averroè (Pope Hennessy, 1987).

I santi domenicani maggiori, Domenico con alla destra T. e alla sinistra Pietro Martire, sono il soggetto di un minuscolo trittico conservato a Roma (Mus. Vaticani, Pinacoteca, inv. nr. 75), attribuito a Lippo Vanni e considerato opera tarda nell’iter del pittore e prossima al trittico domenicano di S. Aurea (Roma, Angelicum), nella predella del quale compare del pari un ritratto di T. a mezza figura con il consueto libro sul petto (Chelazzi Dini, 1982).Fuori della Toscana, nel duomo di Orvieto Ugolino di Vieri ritrae T. negli smalti del reliquiario del Corporale (1338), intento a consegnare al papa Urbano IV l’Uffizio del Corpus Domini da lui composto (Carli, 1966). E anche Ugolino di Prete Ilario, attivo a Orvieto nella seconda metà del sec. 14°, rammenta il fatto storico negli affreschi della cappella del Corporale (1357-1364). Tomaso Barisini lo raffigura poi nel 1352 nella sala capitolare del convento di S. Niccolò a Treviso, nella nota galleria dei ritratti dei maestri domenicani, con il volto pingue, mansueto e gli occhi chini sulle sue carte. Il sole, però, gli raggia in petto e il libro che egli mostra e l’iscrizione a latere tessono di lui un alto, particolare elogio (Gibbs, 1989).Quanto alla tematica del trionfo, è da rammentare che Giusto de’ Menabuoi nella cappella Cortellieri della chiesa degli Eremitani a Padova raffigura intorno al 1370 un Trionfo di T. tra le Virtù e le Arti, di cui restano pochi raffinati lacerti di figure femminili, e che nel S. Eustorgio di Milano compare un Trionfo di T. modellato sull’affresco di Andrea di Bonaiuto ma con significative attenuazioni degli aspetti rigoristici e dommatici.Nell’arte della miniatura un notevole esempio di iconografia tomista è rappresentato dal foglio di corale staccato conservato a Venezia (Fond. Cini, 2033), nel quale il miniatore di scuola bolognese del primo Trecento raffigura vivacemente più episodi della vita del santo (Toesca, 1968).

Bibl.: M. Meiss, The Problem of Francesco Traini, ArtB 15, 1933, pp. 97-173; F. Antal, Florentine Painting and its Social Background, London 1947 (trad. it. La pittura fiorentina e il suo ambiente sociale nel Trecento e nel primo Quattrocento, Torino 1960); R. Offner, A Critical and Historical Corpus of Florentine Painting, III, 5, New York 1947, pp. 67-70; G. Kaftal, Saints in Italian Art, I, Iconography of the Saints in Tuscan Painting, Firenze 1952; E. Carli, Pittura pisana del Trecento, 2 voll., Milano 1958-1961; G. Coor Achenbach, Two Unknown Paintings by the Master of the Glorification of St. Thomas and Some Closely Related Works, Pantheon, n.s., 19, 1961, pp. 126-135; E. Carli, Il reliquiario del corporale di Orvieto, Milano 1966; P. Toesca, Miniature italiane della fondazione Giorgio Cini dal Medioevo al Rinascimento, cat., Venezia 1968, pp. 17-18; M. Boskovits, La pittura fiorentina alla vigilia del Rinascimento, 1370-1400, Firenze 1975; M. Mallory, Thoughts Concerning the Master of the Glorification of St. Thomas, ArtB 57, 1975, pp. 9-20; S. Romano, Due affreschi del Cappellone degli Spagnoli. Problemi iconologici, StArte, 1976, 28, pp. 181-213; J. Gardner, Andrea di Bonaiuto and the Chapter House Frescoes in Santa Maria Novella, AHist 2, 1979, pp. 107-138; J. Cannon, Simone Martini, the Domenicans and the Early Sienese Polyptych, JWCI 45, 1982, pp. 69-93; G. Chelazzi Dini, La crisi di metà secolo, in Il Gotico a Siena: miniature, pitture, oreficerie, oggetti d’arte, cat. (Siena 1982), Firenze 1982, pp. 219-289: 246, 248, 255-275; J. Pope Hennessy, The Robert Lehmann Collection, I, Italian Paintings, New York 1987, pp. 55-56; R. Gibbs, Tomaso da Modena. Painting in Emilia and in the March of Treviso 1340-1380, Cambridge 1989, p. 82; R. Offner, K. Steinveg, A Critical and Historical Corpus of Florentine Painting, III, 3, a cura di M. Boskovits, E. Neri Lusanna, Firenze 1989; J. Polzer, The ”Triumph of Thomas” Panel in Santa Caterina, Pisa. Meaning and Date, MKIF 37, 1993, pp. 29-70; id., Andrea di Bonaiuto’s ”Via Veritatis” and Dominican Thought in Late Medieval Italy, ArtB 77, 1995, pp. 263-289.E. Simi Varanelli

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