Aquinas_Biografia

TOMMASO d’Aquino, Santo

Enciclopedia dell’ Arte Medievale (2000)

di E. Simi Varanelli

TOMMASO d’Aquino, Santo

Filosofo e teologo, nato a Roccasecca (prov. Frosinone) intorno al 1224-1225 dalla famiglia dei conti di Aquino e morto nel 1274.

T. entrò come oblato nel monastero benedettino di Montecassino, dove ricevette la sua prima formazione. Dal 1239 al 1243 frequentò la facoltà delle arti dello studium generale di Napoli, fondato nel 1224 da Federico II, dove egli ebbe come maestro in naturalibus Pietro di Irlanda (m. post 1260), da cui fu avviato alla filosofia aristotelica e averroista.Entrato nei Predicatori nel 1244, malgrado l’opposizione dei familiari, nel 1245 T. fu inviato a Parigi per proseguire i suoi studi. All’Università di Parigi frequentò i corsi di teologia, sotto la guida di Alberto Magno, legandosi poi al maestro in modo duraturo. Quando nel 1248 questi lasciò Parigi alla volta di Colonia, dove era stato incaricato di costituire uno studium generale dell’Ordine, portò con sé T., al fine di permettergli di completare gli studi di teologia e di coadiuvarlo nell’insegnamento.Il periodo coloniense (1248-1252) ebbe importanza decisiva nella formazione di T.: egli poté penetrare a fondo il pensiero filosofico e teologico del maestro – del quale è certo abbia seguito le lezioni sul De divinis nominibus dello pseudoDionigi e sull’Etica a Nicomaco di Aristotele, perché se ne sono conservati gli appunti – e, in qualità di baccelliere biblico di Alberto, dare inizio al suo insegnamento, di cui è frutto il Super Isaiam, composto nell’ultimo periodo di soggiorno a Colonia.Nel corso del 1252 T. ricevette l’ordine di tornare a Parigi per coprire l’incarico di baccelliere sentenziario, la seconda di una serie di tappe obbligate in vista del titolo di maestro in teologia: è legato a questo momento lo Scriptum super Sententiis, il primo lavoro teologico importante, che data al 1252-1254.Assolti gli obblighi di baccelliere formato (1254-1256), che imponevano di assistere il maestro nelle dispute accademiche e nella formazione degli studenti, T. ottenne la licentia docendi nel febbraio del 1256 e nella primavera dello stesso anno conseguì il titolo di maestro in teologia, dando inizio alla sua attività magistrale, anche se solo nell’autunno del 1257 fu accolto insieme al francescano Bonaventura da Bagnoregio (m. nel 1274) nel consortium magistrorum. Non è dato conoscere quali furono i testi biblici commentati da T., ma sappiamo con certezza che le ventinove Quaestiones disputatae de veritate coprono per intero il periodo della sua prima reggenza (1256-1259), entro il quale trovano posto anche le Quaestiones de quodlibet VII-XI. Tra gli scritti di questo periodo sono da segnalare il De ente et essentia (ante 1256) e i commenti al De Trinitate e al De hebdomadibus di Boezio (1257-1258), ma soprattutto l’avvio (1258-1259) della sua prima opera di sintesi teologica, la Summa contra Gentiles.La rotazione nell’insegnamento dei maestri reggenti era una prassi consolidata nella politica dell’Ordine; così T. verso la fine del 1259 lasciò Parigi per fare ritorno in Italia. Questo soggiorno italiano vide T. impegnato nell’insegnamento – che svolse dapprima nel convento domenicano di Orvieto (1261-1265) e poi in quello di S. Sabina a Roma (1265-1268) -, ma anche specialmente in un’intensa attività letteraria: la Summa contra Gentiles venne conclusa entro gli anni 1264-1265 e sempre a Orvieto vennero redatti l’Expositio in Iob, da assegnare al suo insegnamento, il commento al De divinis nominibus dello pseudo-Dionigi e gran parte della Catena aurea, terminata poi a Roma, dove si collocano le Quaestiones disputate de potentia e De anima, che testimoniano del metodo di insegnamento già condotto a Parigi, e l’avvio della Summa theologiae, di cui portò a termine la prima parte. Quest’opera, a differenza della Summa contra Gentiles, pensata quale esposizione scientifica della verità teologica da opporre agli errori degli infedeli, doveva nelle intenzioni dell’autore costituire una sintesi della sacra doctrina per la formazione dei novizi: nella sua struttura è delineata la dinamica dell’intera impresa teologica, dalla cognizione di Dio in sé e quale principio e fine delle creature (prima parte), al ritorno razionale dell’uomo al suo creatore e fine ultimo (seconda parte), che si compie attraverso l’umanità di Cristo (terza parte).Verso la fine del suo soggiorno a Roma T. iniziò la redazione dei commenti aristotelici portando a termine quello al De anima. È accertato che per questo commento egli utilizzò la versione latina del testo aristotelico eseguita intorno al 1267 dal confratello Guglielmo di Moerbeke (m. 1286), uno dei più importanti traduttori di Aristotele del 13° secolo.Verso il settembre del 1268 T. fu nuovamente inviato a Parigi a reggere la cattedra già occupata quasi dieci anni prima. Non sono del tutto chiari i motivi che portarono a tale decisione, ma quasi certamente dipesero dalle turbolenze che in quel momento si erano manifestate in seno all’Università. Si era in primo luogo determinato un conflitto tra la facoltà delle arti e quella di teologia, che riguardava l’atteggiamento radicale tenuto dai maestri in artibus nell’insegnamento dei libri naturales di Aristotele, e che condusse poi alla condanna del dicembre 1270 di alcune tesi aristoteliche e averroiste e alla proibizione di farne oggetto di insegnamento. In secondo luogo era tornata ad acuirsi la polemica dei secolari verso i Mendicanti per escluderli dall’insegnamento. Lo scontro – che aveva vissuto un periodo piuttosto intenso con gli attacchi del maestro secolare Guglielmo di Saint-Amour (m. nel 1272) già all’inizio del primo insegnamento parigino di T., che lo aveva visto ingaggiato nella polemica con il Contra impugnantes del 1256 – fu condotto specialmente a opera di Gerardo d’Abbeville (m. nel 1272), che ripetutamente nelle dispute accademiche investì sul piano dottrinale la concezione teorica dell’ideale e del ruolo dei Mendicanti nella pratica della vita religiosa. Da parte domenicana, in risposta agli attacchi, T. scrisse il De perfectione spiritualis vitae (1269-1270) e il Contra retrahentes (1271), due scritti apologetici incentrati sul concetto della povertà intesa quale strumento della perfezione cristiana, e sostenne varie dispute accademiche (Quodlibet II-V), tenute tra gli anni 1269-1271.

Sull’altro fronte, l’iniziativa di T. mirò a combattere quei maestri in artibus che, ispirati dall’errore di Averroè, commentavano in modo pericoloso i testi aristotelici. La redazione del De unitate intellectus contra Averroistas (1270) intese confutare l’esegesi averroista dell’anima intellettiva (come unica per tutti gli uomini) difesa da questi maestri in artibus, in particolare da Sigieri di Brabante (m. nel 1284 ca.), dichiarandola estranea ad Aristotele e contraria alla fede. Tali conclusioni permettono di comprendere l’importanza attribuita da T. alla difesa di Aristotele da interpretazioni erronee del suo pensiero – tenuto conto che ebbe anche a combattere l’ostilità nutrita in ambienti francescani nei riguardi del filosofo – e lasciano intuire l’interesse assegnato nel quadro dei suoi compiti teologici all’esegesi dei testi aristotelici, valutabile dall’accelerazione che in tal senso ebbe la sua produzione letteraria, dai commenti al Peryermeneias e ai Secondi Analitici a quelli all’Etica, alla Politica, alla Fisica, alla Metafisica.

Questo secondo insegnamento parigino è sorprendente per la mole di scritti che T. riuscì a redigere in quegli anni. Oltre ai commentari biblici, quali il Super Matthaeum e il Super Ioannem e le Quaestiones disputatae (De malo; De virtutibus; De unione verbi incarnati), che rientravano nei compiti dell’insegnamento universitario, T. portò a termine la seconda parte della Summa theologiae (Prima Secundae, 1271; Secunda Secundae, 1271-1272) e l’inizio della terza, nonché vari opuscoli di diverso genere, tra cui il Super de causis, un’opera allora considerata di Aristotele, di cui T. per primo contestò la paternità, riconoscendone la dipendenza dalla filosofia neoplatonica.Intorno alla primavera del 1272 T. intraprese il viaggio di ritorno in Italia e il 12 giugno dello stesso anno ricevette l’incarico di costituire uno studium generale dell’Ordine a Napoli. Probabilmente tra il 1272 e il 1273 fu impegnato a commentare le Epistolae di s. Paolo, in particolare quella ai Romani, continuando al tempo stesso la redazione sia della terza parte della Summa theologiae, interrotta alla quaestio 90 (venne poi completata da un supplementum a opera dei suoi discepoli), sia dei commenti aristotelici: furono completati quelli alla Metafisica e ai Secondi Analitici e iniziati quelli al De caelo et mundo e al De generatione et corruptione, rimasti incompiuti.T. morì nel 1274 nell’abbazia di Fossanova, nel corso del viaggio alla volta di Lione per partecipare al concilio lì convocato dal papa Gregorio X.Il processo di canonizzazione fu avviato da papa Giovanni XXII (1316-1334) e nel settembre del 1317 Guglielmo di Tocco, priore del convento domenicano di Benevento, che aveva conosciuto T. nell’ultimo periodo della sua vita a Napoli, venne incaricato da parte dell’Ordine di raccogliere testimonianze e documenti sulla vita e i miracoli del santo. Nel 1318 era già pronta una prima redazione della Vita s. Thomae, che Guglielmo di Tocco presentò al papa ad Avignone, per poi continuare a lavorarvi almeno fino all’agosto del 1323, presumibile data della sua morte. Due inchieste processuali ebbero luogo prima a Napoli (1319) e poi a Fossanova (1321) e la bolla del 18 luglio 1323 proclamò ufficialmente la canonizzazione. Nel 1369 le reliquie del santo vennero traslate nella chiesa domenicana dei Jacobins di Tolosa.Accanto a Guglielmo di Tocco i biografi più antichi di T. furono Bernardo Gui (m. nel 1331), la cui Vita ebbe una versione definitiva nel 1325-1326, e Pietro Calo (m. nel 1348), la cui opera agiografica è databile a dopo il 1330.

Bibl.:

Fonti. – Tommaso d’Aquino, Opera omnia, 25 voll., Parma 1852-1873; id., Opera omnia, a cura di L. Vivès, 34 voll., Paris 1871-1882; id., Opera omnia iussu Leonis XIII P. M. edita, I-L, Roma 1882-1996; Codices manuscripti operum Thomae de Aquino, a cura di H.F. Dondaine, H.V. Schooner, 3 voll., Roma-Montréal-Paris 1967-1985; Fontes vitae s. Thomae Aquinatis notis historicis et criticis illustrati, a cura di D. Prümmer, M.H. Laurent, Revue thomiste. Suppl., 1911-1937; Pietro Calò, Vita s. Thomae Aquinatis, ivi, pp. 17-55; Guglielmo di Tocco, Vita s. Thomae Aquinatis, ivi, pp. 59-160; Bernardo Gui, Vita s. Thomae Aquinatis, ivi, pp. 161-263; Processus canonizationis s. Thomae, Neapoli, Fossanova, ivi, pp. 265-532.

Letteratura critica. – E. Gilson, Le Thomisme. Introduction à la philosophie de saint Thomas d’Aquin, Paris 1919 (1947⁵); M. Grabmann, Die Werke des hl. Thomas von Aquin. Eine literarhistorische Untersuchung und Einführung, Münster 1931 (19493); M.D. Chenu, Introduction à l’étude de saint Thomas d’Aquin, MontréalParis 1950 (1984⁴); J.A. Weisheipl, Friar Thomas d’Aquino. His Life, Thought and Works, Washington 1974 (trad. it. Tommaso d’Aquino. Vita, pensiero, opere, Milano 1988); L.J. Elders, Die Metaphysik des hl. Thomas von Aquin in historischer Perspektive, 2 voll., Salzburg-München 1985-1987 (trad. it. La Metafisica dell’essere di San Tommaso d’Aquino in una prospettiva storica, Roma 1995); id., Autour de saint Thomas d’Aquin, 2 voll., Paris-Bruges 1987; J.P. Torrel, Initiation à Saint Thomas d’Aquin. Sa personne et son oeuvre, Fribourg-Paris 1993 (trad. it. Tommaso d’Aquino. L’uomo e il teologo, Casale Monferrato 1994).L. Rosano

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