Esperienze da ripetere

Nel mio viaggio attraverso il mondo della legislazione paesaggistica mi ritengo fortunata allorché riesco a ricomporre i vari tasselli del quadro generale. Non è facile e possiedo alta considerazione per tutti coloro, in genere architetti, che vi hanno a che fare dalla mattina alla sera.

Ad un archeologo non viene insegnato moltissimo di questa materia, pertanto siamo autodidatti per un buon 50% del suo studio. I mezzi di informazione, stando a quanto avuto esperienza ieri non ci aiutano in precisione, spesso ci colgono alla sprovvista e provocano risate isteriche, perciò ogni tanto ritorniamo sui nostri passi e ricolleghiamo i vari frammenti.

Nel far questo, ci è venuto in aiuto il sito web della Regione Liguria, che meritoriamente dopo averci permesso di seguire un lavoro di catalogazione un paio di articoletti fa, adesso fornisce i dati dei vincoli. Alla voce “Carta archeologica della Liguria”, il beneamato Google restituisce il sito dei Vincoli architettonici, archeologici e paesaggistici, detto  http://www.liguriavincoli.it/

Un vincolo paesaggistico riguarda, ad esempio, quanto raccolto ieri nel caso di Castrocielo, un vincolo archeologico si riferisce invece a molti dei casi applicati agli oggetti del procedimento di catalogazione precedentemente illustrato.

La bella notizia da parte del sito riguarda la collaborazione tra le istituzioni per permettere la messa in rete dei dati dal 2007:

«Il Segretariato regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per la Liguria (ex Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Liguria), in forza del D.P.C.M. n. 171 del 29/08/2014 è organo periferico del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e cura i rapporti del Ministero e delle sue strutture periferiche con le Regioni, gli Enti Locali e le altre Istituzioni presenti nella regione.
Il Segretariato regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per la Liguria ha fornito i dati dei decreti d’interesse culturale dall’anno 2007 ad oggi per la loro integrazione nella banca dati e la loro messa in rete. Successivamente, ha provveduto al collaudo di tale attività, coordinando la Soprintendenza Archeologia della Liguria (ex Soprintendenza per i Beni Archeologici) e la Soprintendenza Belle arti e paesaggio della Liguria (ex Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici) nell’allineamento dei dati identificativi dei decreti d’interesse culturale informatizzati.

Regione Liguria e Segretariato regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per la Liguria  hanno realizzato questo sito  in base al Protocollo d’Intesa fra Ministro e Presidente della Regione del 5 novembre 1999 e delle successive convenzioni del luglio 2003,  con l’obiettivo di fornire informazioni relative ai vincoli architettonici, archeologici e paesaggistici e allo stesso tempo creare un accesso intuitivo ai dati tramite visualizzatore cartografico».

Dopo avere introdotto questo organo periferico del MiBACT (Segretariato Regionale) e ricordato il nocciolo di cosa significhi il “vincolo”, si passa poi alla differenza tra le varie tipologie:

«Il “Patrimonio culturale” nazionale è costituito dai “beni culturali” e dai “beni paesaggistici”, ora riconosciuti e tutelati in base ai disposti del D.Lgs.42 del 22/01/2004 Codice per i Beni Culturali e del Paesaggio,  e successive modificazioni ed integrazioni.
Dell’insieme del “Patrimonio” ligure, questo sito riguarda i beni  culturali “immobili” (archeologici e architettonici) ed i beni paesaggistici, dei quali sia stato riconosciuto l’interesse, con le cautele ed i limiti indicati di seguito.
Non sono quindi stati inseriti i vincoli relativi ai beni culturali “mobili” (di interesse storico-artistico, archivistico, bibliografico, etnoantropologico ed anche archeologico)».

Vincoli dei beni archeologici e architettonici:

«Sono soggetti a tutela tutti i beni culturali di proprietà dello Stato, delle Regioni, degli Enti pubblici territoriali, di ogni altro Ente ed Istituto pubblico e delle Persone giuridiche private senza fini di lucro sino a quando l’interesse non sia stato verificato dagli organi del Ministero. Per i beni di interesse architettonico, storico, artistico, archeologico o etnoantropologico tale verifica viene effettuata dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici.
La verifica può essere effettuata su iniziativa degli organi competenti del Ministero o su richiesta del Soggetto interessato secondo le modalità concordate con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici; l’eventuale esito positivo viene formalizzato con l’emanazione di un Decreto del Direttore Regionale, debitamente notificato e trascritto alla C.RR.II.
Sono altresì soggetti a tutela i beni di proprietà di persone fisiche o giuridiche private per i quali è stato notificato l’interesse ai sensi della L. 364 del 20/06/1909 o della L. 778 del 11/06/1922 (“Tutela delle bellezze naturali e degli immobili di particolare interesse storico”), ovvero è stato emanato il vincolo ai sensi della L. 1089 del 01/06/1939 (“Tutela delle cose di interesse artistico o storico”), della L. 1409 del 30/09/1963 (relativa ai beni archivistici: la si indica per completezza), del D. Lgs. 490 del 29/10/1999 (“Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali”) e infine del D. Lgs. 42 del 22/01/2004.
Le notifiche effettuate prima dell’entrata in vigore della L. 1089 del 01/06/1939 sono in corso di rinnovo e quindi i dati di riferimento devono essere verificati presso le Soprintendenze competenti. Nel sito sono geo-referiti i beni oggetto di “notifica” o “dichiarazione di interesse”  per i quali sussisteva la  “scheda inventariale” di catalogo dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione.

La dichiarazione d’interesse sottopone il bene cui fa riferimento alle norme di tutela previste dal D. Lgs. 42 del 22/01/2004, impone norme di salvaguardia e valorizzazione, consente la corresponsione di benefici economici e fiscali e prevede l’irrogazione di sanzioni amministrative e penali ai trasgressori».

Per i beni paesaggistici che stiamo cercando di approfondire, segue ciò:

«I vincoli paesaggistici allo stato della legislazione nazionale sono disciplinati dal Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, Codice dei beni Culturali e del Paesaggio (il quale all’art.2, innovando rispetto alle precedenti normative, ha ricompreso il paesaggio nel “Patrimonio culturale” nazionale) e successive modificazioni ed integrazioni.
Tale Codice ha seguito nel tempo l’emanazione del D. Lgs. n. 490/1999, il quale era meramente compilativo delle disposizioni contenute nella L. n. 1497/1939, nel D.M. 21.9.1984 (decreto “Galasso”) e nella L. n. 431/1985 (Legge “Galasso”), norme sostanzialmente differenti nei presupposti.
Infatti, la legge n. 1497/1939 (sulla “Protezione delle bellezze naturali e panoramiche”) si riferiva a situazioni paesaggistiche di eccellenza, peculiari nel territorio interessato per panoramicità, visuali particolari, belvederi, assetto vegetazionale, assetto costiero. Tali particolarità paesaggistiche per loro natura non costituivano una percentuale prevalente sul territorio, le situazioni da tutelare erano soltanto quelle individuate dai provvedimenti impositivi del vincolo paesaggistico.
A ciò sono seguiti provvedimenti statali che hanno incrementato in misura significativa la percentuale di territorio soggetta a tutela: il D.M. 21.9.1984 e la L. n. 431/1985. In particolare, dal D.M. 21.9.1984 è conseguita l’emanazione dei Decreti 24.4.1985 (c.d. “Galassini”), i quali hanno interessato ampie parti del territorio, versanti, complessi paesaggistici particolari, vallate, ambiti fluviali. Ancora, la L. n. 431/1985 ha assoggettato a tutela “ope legis” categorie di beni (fascia costiera, fascia fluviale, aree boscate, quote appeniniche ed alpine, aree di interesse archeologico, ed altro), tutelate a prescindere dalla loro ubicazione sul territorio e da precedenti valutazioni di interesse paesaggistico.

Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio ha inteso comprendere l’intero patrimonio paesaggistico nazionale derivante dalle precedenti normative in allora vigenti e ancora di attualità nelle specificità di ciascuna.
Le disposizioni del Codice che regolamentano i vincoli paesaggistici sono l’art. 136 e l’art. 142.
L’art. 136 individua gli immobili e le aree di notevole interesse pubblico da assoggettare a vincolo paesaggistico con apposito provvedimento amministrativo (lett. a) e b) “cose immobili”, “ville e giardini”, “parchi”, ecc., c.d. “bellezze individue”, nonché lett. c) e d) “complessi di cose immobili”, “bellezze panoramiche”, ecc., c.d. “bellezze d’insieme”).
L’art. 142 individua le aree tutelate per legge ed aventi interesse paesaggistico di per sé, quali “territori costieri” marini e lacustri, “fiumi e corsi d’acqua”, “parchi e riserve naturali”, “territori coperti da boschi e foreste”, “rilievi alpini e appeninici”, ecc.»

Ovviamente è molto più semplice comprendere come sia protetto un sarcofago di III secolo d.C. catalogato e posto in un museo, che capire a fondo come sia vincolato un bene paesaggistico, discorso molto più complesso, perciò non appena posso recupero il concetto di Monumento Naturale introdotto ieri e vedo di affrontare il discorso partendo dalla tipologia dei vincoli che lo coinvolgono.

A presto

Giornalismo e risate a crepapelle

Non so cosa avesse bevuto il giornalista che commentava questo brano in youtube (vedi sotto) ma lo devo ringraziare perché ho riso come poche volte in vita mia. Ci sono momenti di esaltazione che prendono tutti ma quando si intraprende la strada del gonfiare le cose a tutti i costi si rischia il ridicolo, abbondantemente. Comunque meglio così, perché mi stavo annoiando. E poi, ‘amor di patria’ non si deride, quindi “famo finta de gnente”. Certo, quando l’affermazione ti fa sorgere dei dubbi atroci, la cosa è diversa.

Avevo speso il giorno intero ad inseguire appassionatamente le avvolgenti normative paesaggistiche della Regione Lazio quando un post su Twitter, sbarazzino e spericolato nell’assegnare al sito di Castrocielo il rango di Monumento Naturale “di livello Mondiale”, ha spezzato il mio consueto “mal di testa da normativa incasinata” e mi ha prospettato la possibilità che in Regione Lazio si sentano elevati al rango di “ONU-UNESCO de’ noantri”.

Ero sul punto di lanciare tutte le mie fotocopie dalla finestra per via di non riuscire a trovare appunti sui “Monumenti Naturali di livello Mondiale” della Regione Lazio, quando – consapevole del grado di complessità assunto dalle PA italiane e dagli Enti locali- mi sono resa conto che forse una riforma avrebbe potuto aver cambiato la terminologia, o chissà cos’altro; ergo mi sono messa sulle tracce di tale categoria, decisissima a scovarne i segreti più recondidi. Non poteva essermi sfuggita tale eccelsa prerogativa posseduta dalla Regione “a livello mondiale”, e che caspita!

Nel castello dei miei dubbi, sono ricorsa al sito http://www.parchilazio.it/ ma non trovando indicazioni sono confluita su https://www.regione.lazio.it/prl_ambiente/?vw=contenutidettaglio&id=116 che pubblica il testo della legge di riferimento, reperibile anche in diverso formato: http://www.consiglio.regione.lazio.it/consiglio-regionale/?vw=leggiregionalidettaglio&id=8357&sv=vigente

Con mia grande felicità, ho appurato che nessuna riforma è stata intrapresa, quindi dovrebbe fare ancora testo la seguente presentazione, reperibile qui: https://www.regione.lazio.it/prl_ambiente/?vw=contenutidettaglio&id=117

“Ad oggi il Lazio è interessato da 83 Aree Naturali Protette (AA.NN.PP.) terrestri per un totale di superficie protetta pari a 230.664 ettari, che corrispondono a circa il 13,5% del territorio regionale.

Le 83 AA.NN.PP. sono così suddivise:

  • 3 parchi nazionali;
  • 16 parchi regionali;
  • 4 riserve naturali statali;
  • 31 riserve naturali regionali;
  • 29 monumenti naturali.

A queste si aggiungono 2.970 ettari di aree di protezione esterna alle aree protette (aree contigue) e due aree marine protette per 4.860 ettari. Le aree protette regionali formano un Sistema.

Le aree protette, con la loro complessità e varietà, tutelano la biodiversità e promuovono lo sviluppo sostenibile dei territori, studiando e conservando specie ed ecosistemi, recuperando e valorizzando gli ambienti naturali e le ricchezze storiche, culturali e antropologiche e realizzando iniziative e programmi per la sensibilizzazione e il coinvolgimento dei fruitori (corsi di educazione ambientale, iniziative di turismo naturalistico e didattico. Si attua così un nuovo modo di intendere le aree protette, viste non come riserve separate dal resto del mondo, ma come realtà capaci di reinterpretare i servizi alla popolazione orientandoli verso nuove funzioni di aggregazione e attività culturale, alla continua ricerca di una migliore qualità della vita, sia per le generazioni attuali che per quelle future.

La gestione delle Aree naturali protette regionali è affidata a Enti regionali, Province e Città Metropolitana di Roma Capitale, Consorzi tra Comuni e singoli Comuni”.

Evviva Maria, la normativa è inalterata, bene.

Va specificato che per il sito di Castrocielo (che per chi provenga da Roma si localizza lungo l’Autostrada del Sole prima di Cassino e dell’area industriale) il procedimento non è concluso, ma è in fase di pubblicazione qui http://www.regione.lazio.it/prl_ambiente/?vw=newsDettaglio&id=76 in data 04/04/2017 ed il testo del provvedimento si trova qui http://www.regione.lazio.it/prl_ambiente/?vw=documentazioneDettaglio&id=40747

Alla fine sono contenta poiché ho avuto modo di riflettere sul significato del termine “monumento naturale” per il quale ho rintracciato alcuni distinguo interessanti da porre in rilievo con riferimento al metodo che impiego, per cui non solo ho avuto un momento di ilarità ma anche idee nuove; spero però onestamente che si decidano ad avviare la stessa procedura per il dirimpettaio Vallone di Aquino, visto che ormai la sola possibilità di tutelare quei territori consiste nel ritagliare e tagliuzzare aree di paesaggio.

Triste, ma non resta altro da fare, a meno di un miracolo!

Prospettive d’inverno

Il 2016 è stato l’anno della nuova programmazione. Lasciate alle spalle le fatiche del 2015, si è lavorato per consolidare l’impegno nella ricostruzione storica che ha prodotto il primo dei volumi sulla Valle Latina. Come l’Aquinate rifletteva sulla Verità invisibile, così personalmente rifletto primariamente sulla verità visibile ed incontrovertibile legata alle testimonianze materiali dell’Uomo, per poi dedicarmi ad affrontare le ipotesi verificabili e quelle impossibili da riscontrare sul terreno.

Il 2017 ha già predeterminato alcuni impegni, primo tra tutti l’attenzione al landscape dal punto di vista globale e nelle sue molteplici conseguenze. Quando ci fu l’esordio di questo blog, la volontà era di affiancare quello strumento chiuso ed oggi confronto tra iscritti costituito da http://aquinum-urbs.blogspot.it, che tuttora vede il blog  attivo ma solo per un gruppo di espressamente interessati, con uno strumento più aperto, che portasse l’attenzione a temi di ricerca di coinvolgimento più immediato. I Cultural Landscapes e gli Historic Landscapes si sono imposti come necessari spunti di analisi e ricerca.

Si tratta di un’esigenza sorta svariati anni fa, ma che ho deciso di realizzare quando mi trovai nella scomoda posizione di dover illustrare il territorio della Valle Latina ad alcune persone provenienti dall’Italia Settentrionale. Impegnata a risolvere questioni di architettura medievale aquinoe storiche, avevo momentaneamente messo da parte la problematica paesaggistica in sé, ma non rimasi affatto stupita nel seguire i commenti che il gruppo di persone in questione sollevava al momento di alcune mie delucidazioni. Abituata al cemento e all’asfalto delle strade che ormai tagliano la Valle in tutte le direzioni, quasi assuefatta alla campagna non più campagna, ascoltavo allora un serie di osservazioni pertinenti riguardanti il massiccio consumo del suolo che aveva ormai colpito il territorio. In particolare, non mi fu più possibile evitare di procedere a confronti più ampi, pur intuendo che il territorio non avrebbe retto paragoni troppo impietosi.

Non avevo ancora intrapreso il mio dottorato di ricerca, si era agli inizi degli anni 2000, e stavo definendo le pubblicazioni relative alla Porta Capuana di Aquino, ma ricordo bene che l’attenzione all’ambiente circostante inserito nel contesto archeologico quale dato archeologico naturale sorse come naturale conseguenza.

Fu probabimente la molla decisiva per intraprendere la ricostruzione del territorio in età medievale avviata nella carta archeologica di Frosinone, anch’essa solo una prima versione di un lavoro più grande che è stato possibile continuare a produrre con il dichiarato intento di verificare quanto di quel bacino naturalistico, culturale e storico appartenente a tutti fosse ancora disponibile per la crescita umana di ciascuno.

La rete dei castelli della famiglia de Aquino è certamente la più interessante tematica locale sul piano medievistico, poiché di enorme potenziale per rispondere alle esigenze accennate. Cercheremo di approfondirne insieme la conoscenza attraverso queste pagine.

A presto

S.P.

I Domini de Aquino alla Camera dei Deputati

img_7578Il 7 Dicembre 2016 il titolo del libro “I Domini de Aquino: Indagini storiche e topografiche sui castelli della Valle Latina” è risuonato nella Sala del Refettorio della Biblioteca della Camera dei Deputati.

Vincitore ex aequo  -il 24 Settembre scorso- del Primo Premio del FiuggiStoria – Lazio Meridionale 2016, il libro e la sua autrice sono stati presentati al pubblico del premio FiuggiStoria 2016 dietro invito della Fondazione Giuseppe Levi Pelloni – Centro Nazionale Ricerche Storiche, per graziosa ospitalità dell’On. Walter Verini, ai quali si è particolarmente grati.

Si ringraziano coloro che hanno reso possibile l’evento, Pino Pelloni, Giovanna Napolitano Morelli, Antimo della Valle, la Fondazione Giuseppe Levi Pelloni nel suo complesso, e moltissimi altri che ho ricordato in precedenti occasioni e che continuerò a conservare nella memoria per la loro cortesia, in particolare tutti i membri del comitato di lettori che ha votato  il volume come vincitore e tutti coloro che hanno avuto la bontà di leggere il mio scritto nel corso del tempo.img_6993

Un momento emozionante, che è stato reso possibile dal lavoro instancabile dell’Associazione Genesi di S. Donato V. Comino e di Domenico Cedrone, come pure dalle numerose persone che hanno ospitato la presentazione del volume, contribuendo a farlo conoscere ed apprezzare; ricordiamo le tappe di un impegno di diffusione e di dibattito sui contenuti di questo lavoro nel corso del 2016, che ha avuto il suo esordio in anteprima a Caprile, il 2 Gennaio, nella Chiesa di S. Maria delle Grazie (Roccasecca, FR) a cura dell’Associazione Alta Terra di Lavoro, Claudio Saltarelli e Fernando Riccardi in prima fila, per proseguire ad Atina, il 9 Gennaio, presso la sala maggiore del Palazzo ducale, con l’impegno del Comune di Atina-Biblioteca ed ancora dell’Associazione Alta Terra di Lavoro;sanmacuto ad Alvito, il 27 febbraio, nel Palazzo Ducale, con gentile disponibilità del Comune, e presentazione di Luciano Santoro e Giovanni D. Ferrante; a Frosinone il 5 Marzo, presso la Sala Conferenze della Villa Comunale, su organizzazione di Lisa della Volpe e  partecipazione di Italo Biddittu; ad Arpino il 23 Giugno nella Sala Conferenze di Palazzo Boncompagni, su cortese invito del consigliere Rachele Martino e del Sindaco Renato Rea, con la partecipazione della Società Dante Alighieri di Arpino, nella persona del Prof. Enrico Quadrini; a Fossanova, 11 Agosto, nel corso dei seminari tomistici, pure organizzati dall’Associazione Alta Terra di Lavoro.

Tra i ringraziamenti di fine anno, inserisco di cuore gli organizzatori del Premio Letterario Nazionale Città di Farnese 2016, che pur  se in riferimento ad un differente lavoro, hanno contribuito a rendere questo 2016 un anno veramente speciale, grazie alla loro menzione speciale della Giuria.

Si veda: https://nlinkeuropa.wordpress.com/2016/08/01/636/

Un arrivederci ai prossimi impegni e, fin da ora, auguri per uno splendido 2017.

A Viterbo dopo le festività ….

Si comunica che la manifestazione del giorno 07/12/2016 è stata spostata al periodo successivo alle festività natalizie e di inizio anno, onde permettere la partecipazione del libro “I Domini di Aquino: indagini storiche e topografiche sui castelli della Valle Latina”, e dell’autrice, alla manifestazione FiuggiStoria 2016 (che si terrà presso la Biblioteca della Camera dei Deputati, Palazzo San Macuto, via del Seminario 76, Roma), in qualità di vincitore del Premio FiuggiStoria – Lazio Meridionale 2016, assegnato alla pubblicazione il 24 Settembre scorso. Scusandoci per l’eccezionalità della cosa, si ringrazia caldamente la cortesia della Biblioteca Consorziale di Viterbo e i relatori per la squisita disponibilità dimostrata ed un arrivederci a presto.

http://www.anagnia.com/italia/appuntamenti/2016/12/01/il-fiuggistoria-2016-ad-emilio-gentile-gianluca-scroccu-gianfranco-calligarich-chiara-ingrao-silvia-e-masolino-d-amico

Verranno consegnati mercoledì 7 dicembre, in una cerimonia presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto-Camera dei Deputati in via del Seminario in Roma, i riconoscimenti della settima edizione del Premio Fiuggi-Storia. Il Premio è promosso dalla Fondazione “Giuseppe Levi-Pelloni” in collaborazione con il Comune di Fiuggi.
Emilio Gentile con “Il capo e la folla”(Laterza) é il vincitore della settima edizione del Premio FiuggiStoria per la saggistica.

Per la sezione biografie il riconoscimento va a Gianluca Scroccu per “La sinistra credibile. Antonio Giolitti fra socialismo, riformismo ed europeismo” (Carocci Editore).
A Gianfranco Calligarich il premio per la sezione romanzo storico per il libro “La malinconia dei Crusich” (Bompiani)
Ai libri “Soltanto una vita” di Laura Lombardo Radice e Chiara Ingrao (Baldini & Castoldi) e “Suso a Lele-Lettere 1945-1947”, curato da Silvia e Masolino D’Amico (Bompiani. 2016) il riconoscimento per la sezione  Epistolari & Memorie.
Al libro “Fratelli d’arte” di Silvia Toso ed Evelina Nazzari il riconoscimento per la sezione diaristica.
Nel corso della cerimonia verrà assegnato il “FiuggiStoria-Inviato Speciale Gian Gaspare Napolitano” alla giornalista de La Stampa Marta Ottaviani  per il libro “Il Reis. Come Erdogan ha cambiato la Turchia” (Textus Edizioni)
Presenti i vincitori della sesta edizione del Premio FiuggiStoria “Lazio Meridionale” celebratasi a Fiuggi lo scorso 24 settembre: Maurizio Federico autore di “Frosinone alla fine dell’Ottocento: storia politica e sociale della città tra l’800 e il 900 dall’annessione al Regno d’Italia all’attentato al re Umberto” e Sabrina Pietrobono per lo studio “I domini de Aquino, indagini storiche e topografiche sui castelli della Valle Latina”.
L’opera premio di questa edizione è stata realizzatadagli artisti dell’Accademia della HaTikva: Franca Bernardi, Antonio Carbone, Lucia Di Miceli, Salvatore Giunta, Rita Mele, Giuseppe Ponzio e Marcello Rossetti.

L’Aquinas e Faro – Viterbo, 07/12/2016

AGGIORNAMENTO: Si comunica che la manifestazione del giorno 07/12/2016 è stata spostata al periodo successivo alle festività natalizie e di inizio anno, onde permettere la partecipazione del libro “I Domini di Aquino: indagini storiche e topografiche sui castelli della Valle Latina”, e dell’autrice, alla manifestazione FiuggiStoria 2016 (che si terrà presso la Biblioteca della Camera dei Deputati, Palazzo San Macuto, via del Seminario 76, Roma), in qualità di vincitore del Premio FiuggiStoria – Lazio Meridionale 2016, assegnato alla pubblicazione il 24 Settembre scorso. Scusandoci per l’eccezionalità della cosa, si ringrazia caldamente la cortesia della Biblioteca Consorziale di Viterbo e i relatori per la squisita disponibilità dimostrata ed un arrivederci a presto.

locandina_approvata

L’Aquinas, dottore della Chiesa, in quanto “faro” per la cultura suggerisce un parallelo calzante tra territorio del Lazio Meridionale e Tuscia Viterbese.

Un confronto che si avvia il giorno 7 Dicembre e che come tutti i percorsi impegnativi sarà fatto di piccoli passi.

Mercoledì 7 Dicembre 2016, presso la Biblioteca Provinciale di Viterbo, alle ore 17, Sala Conferenze, viale Trento 18 (2 piano), si svolgerà la manifestazione:

“Un Faro per la cultura”: presentazione del libro “I Domini de Aquino: indagini storiche e topografiche sui castelli della Valle Latina”, di Sabrina Pietrobono, pubblicato a cura dell’Associazione Genesi.

Il libro compie un’approfondita indagine sui castelli che la famiglia di S. Tommaso d’Aquino costruì nel Lazio meridionale nell’arco temporale compreso tra i secoli IX e XIII, allo scopo di valorizzare il paesaggio e l’eredità culturale trasmessaci dal Medioevo. In un ideale gemellaggio con il territorio della Provincia di Viterbo, alla luce delle nuove prospettive di conoscenza e ricerca fornite dalla Convenzione Europea di Faro sottoscritta dall’Italia solo negli ultimi anni, la manifestazione intende offrire un momento di riflessione sull’opportunità che la concreta valorizzazione delle nostre eredità culturali donerà alla crescita sociale ed economica di una regione.

La presentazione vedrà gli interventi del Prof. Quirino Galli, che introdurrà il tema delle eredità culturali partendo dalla solida esperienza rappresentata dal Museo delle tradizioni popolari di Canepina; proseguirà con le riflessioni della Prof.ssa Maria Consiglia Pompei, che produrrà il caso studio di Civita di Bagnoregio, patria di S. Bonaventura, illustre collega e amico del santo aquinate, quale elemento unificatore nella ricerca tra paesaggio ed eredità culturali; infine, la dott.ssa Sabrina Pietrobono definirà il tema del paesaggio nel contesto dello studio dei castelli e gli spunti che una simile ricerca potrà offrire in futuro per lo sviluppo del territorio laziale e viterbese in particolare.

Si ringrazia la Biblioteca Provinciale per l’ospitalità, con l’invito a partecipare numerosi all’evento.

Premio “Fiuggi Storia” Lazio Meridionale 2016

A  MAURIZIO FEDERICO E SABRINA PIETROBONO
il FiuggiStoria Lazio Meridionale 2016

Pino Pelloni e Giovanna Napolitano Morelli, con una cerimonia svoltasi nella sala Consiliare del Comune di Fiuggi, hanno proclamato i vincitori della settima edizione del Premio FiuggiStoria Lazio Meridionale. Il riconoscimento voluto dallo storico Piero Melograni è andato a Maurizio Federico per il suo “Frosinone alla fine dell’Ottocento: storia politica e sociale della città tra l’800 e il 900 dall’annessione al Regno d’Italia all’attentato al re Umberto” e a Sabrina Pietrobono per lo studio “ I domini de Aquino, indagini storiche e topografiche sui castelli della Valle Latina”.
L’edizione di quest’anno, dedicata alla memoria dello storico fiuggino Carlo D’amico, ha visto nove libri in finale a testimoniare la vivacità della pubblicistica storiografica operante nel territorio del basso Lazio, tutta tesa tra memoria, tradizone e ricerca archivistica.
I vincitori delle passate edizioni: 2010, Eugenio Maria Beranger e Massimiliano Paolozzi per il volume “Quelli di Cassino:La peregrinatio rimossa dei profughi nell’Italia centro-settentrionale (1943-1945). (Archivio Storico di Montecassino, Archivio Storico del Lazio meridionale, Montecassino 2008). 2011, Daniele Baldassarre per il libro “Latium vetus et adiectum”. 2012, Luciano Zanelli per “Felcia Anticoli Fiuggi”, opera iniziata nel 1973 e dedicata alla storia di Fiuggi dalle origini ai nostri giorni. 2013, (ex aequo) Roberto Salvatori per il libro “Guerra e Resistenza a sud di Roma. 8 settembre 1943-5 giugno 1944” edito da Publiesse per conto del Comune di Bellegra e a Loreto Marco D’Emilia per il libro dedicato agli allievi e docenti del Liceo Tulliano di Arpino, “Un’istituzione e i suoi protagonisti, cento biografie rappresentative di una storia secolare”, edito in Arpino nel 2013 dall’Associazione Ex alunni ed amici del Tulliano. 2014, Dario Petti autore de “La palude rossa” edito da Annales, Giuseppe D’Onorio autore di “Hoc Opus. Le campane e i campanili di Ferentino nella storia della città” e l’Associazione Antares di Piedimonte San Germano per il documentario “Dopo Cassino, Piedimonte San Germano”. 2015, Lionello Prignani autore de “Il Ponte Curvo e la sua gente” pubblicato dalla Tipografia Turchetta di Pontecorvo e Vincenzo Fiocchi Nicolai curatore dell’opera collettanea “Anagni Cristiana e il suo territorio. Dalla Tarda Antichità all’Alto Medio Evo” per i tipi della Tored Editore.

http://www.agenziacomunica.net/2016/09/25/a-maurizio-federico-e-sabrina-pietrobono-il-fiuggistoria-lazio-meridionale-2016/

 

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