Landscape as Archive

Il Paesaggio, meglio definibile all’inglese Landscape, conserva in sé le tracce delle poche passate che hanno contribuito alla sua formazione. Un metodo definito HLC attualmente in elaborazione sull’Italia e che deriva dal contesto anglosassone punta ad analizzare il paesaggio sotto un profilo interpretativo.

Studi preliminari per la HLC

In recenti studi si è avviato un diverso approccio di indagine del territorio, al fine di proporre un’introduzione all’Historic Landscape Characterisation (HLC) già applicata in contesti laziali al confine con la Campania (Pietrobono 2016a) e da estendere al sito nel prossimo futuro; si seguono precise premesse teoriche:

1 – Prospettiva olistica e prospettiva stratigrafica: il paesaggio va compreso nella sua interezza e prima di procedere approfondendo l’analisi di tutti i possibili dati, materiali e non, relativi ad una sola o ad un gruppo delle stratificazioni cronologiche che hanno contribuito a modellarlo nello stato attuale, occorre tenere in considerazione proprio il composto strutturale contemporaneo nella sua completezza.

2 – Prospettiva storico-interpretativa: i dati reperibili in documenti medievali e moderni non possono essere ricondotti alle precedenti epoche senza un giusto filtro, ma devono essere analizzati in primo luogo all’interno degli atti che li conservano, considerando il momento in cui si sono formati e le motivazioni per cui si sono formati, le quali possono determinare la validità o meno del dato stesso, senza per questo essersi sempre trattato di una ‘falsificazione’ cosciente (“percezione del mondo” da parte degli scrittori).

3 – Prospettiva globale: attraverso l’elaborazione percettiva, il paesaggio rispecchia una serie di valori condivisi dalle persone che li hanno vissuti e definiti, espressioni di precise identità che possono rendersi manifeste soltanto attraverso l’analisi di tutte le sue componenti, e su basi interdisciplinari, in particolare antropologiche ed etnografiche: ne consegue che l’archeologia storica – che usa i dati archeologici e della fonte scritta – assume non solo stessa importanza dell’archeologia classica, ma si impone quale tappa intermedia necessaria nella metodologia regressiva di ricerca che parte dall’età contemporanea.

Tra i termini chiave nel metodo della HLC (si veda Pietrobono 2016a) emerge per importanza perception of the landscape; nel corso delle ricerche, si è notato che questo concetto è di grande beneficio pratico, non da ultimo nella lettura degli strumenti urbanistici a disposizione per i contesti in esame, per interpretare il rapporto che si sta attualmente costruendo tra cittadino e territorio attraverso l’approvazione e la conseguente adozione degli strumenti di pianificazione paesaggistica in via di elaborazione. In particolare, grazie al previo caso studio di Esperia (Pietrobono 2016a), si stanno decodificando attraverso la HLC una serie più vasta di significati deducibili dai piani urbanistici comunali approvati dai locali consigli (si veda: Documentazione on line), connessi alle nuove esigenze illustrate nel costituendo piano paesaggistico regionale, che per il Lazio è stato di recente adottato dalla Giunta Regionale (PDC n.60 del 10 Marzo 2016) e si spera venga approvato dal Consiglio in tempi brevi, allo scopo di renderli ancor più sostenibili sul piano archeologico.

Percezione, come è noto, indica l’organizzazione, l’identificazione e l’interpretazione di informazioni sensoriali allo scopo di rappresentare e quindi comprendere (nella pregnanza del significato latino del verbo comprehendĕre) l’ambiente in cui siamo posti. In quanto processo attivo, e non passivo, quindi consapevole, la percezione coinvolge – come diffusamente noto – capacità di apprendimento, memoria, aspettativa e attenzione, parti integranti del processo cognitivo; però, poiché il sistema percettivo corregge – in questo caso inconsapevolmente per il soggetto- i valori della percezione, la realtà non viene percepita così com’è, pertanto occorre accettare l’idea del contributo fornito dalla soggettività all’atto della sua rappresentazione (Farneti, Grossi 1995; Gregory 1997, pp. 1121–1128). 

Percepire il paesaggio” indica in definitiva l’azione di decodifica del complesso di elementi materiali e immateriali che l’area estesa di fronte al nostro sguardo restituisce interpretati dal singolo in significati comunicabili; oggigiorno, strumenti quali la HLC (Fairclough, Wigley 2006, pp. 87-106) permettono di mappare la nostra percezione – quindi interpretazione del paesaggio nella sua globalità – attraverso types che consentono di essere definiti con sempre maggior precisione sul piano cronologico e sostanziale grazie all’applicazione delle nuove tecnologie, senza però, come qui si auspica, che queste ultime prevalgano sulla consapevolezza dell’essere -esse stesse- strumento e non fine della ricerca. Il fine deve essere rappresentato invece dall’uomo nella sua relazione con il paesaggio e con l’implicita finalità della tutela di questo per il futuro (Fairclough 2012, pp. 34-41; Wolferstan, Fairclough 2013, pp. 43-54).

Tutto ciò difatti possiede delle forti implicazioni pratiche relative all’uso che se ne prospetta: un’area boschiva può essere percepita allo stesso tempo da persone diverse quale zona di pericolo, riserva di caccia, luogo romantico, contenitore di legna, etc.: il territorio del Lazio meridionale si è rivelato fondamentale in tale prima sperimentazione in virtù, o meglio a causa dell’oggettiva necessità di rifondare per intero la relazione uomo – paesaggio, proponendo percorsi di ricerca che approdino ad un’adeguata riformulazione dell’operato del singolo nella tutela ambientale e territoriale, per la restituzione di un paesaggio sostenibile nonché esteticamente gratificante.

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