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Questo sito segue passo passo l’elaborazione e realizzazione del progetto L.I.O.N.S. che nel concentrarsi sul paesaggio intende studiare alcuni aspetti materiali di esso. Il castello è uno dei primi elementi utili alla nostra disamina.

Castello e paesaggio.

Elemento chiave nel territorio, posto al centro di conflitti storici e di tensioni dinastiche, ogni castello ha trovato ulteriori spiegazioni del suo essere quando calato nel contesto generale di una “rete” di appartenenza (familiare e/o materiale), il cui studio è talvolta il solo utile a fornire una risposta meno evasiva e sulle sue origini e spesso sulla sua evoluzione, e con apporti concreti alla definizione del paesaggio medievale; considerato il castello, nei suoi vari significati, all’interno di un tessuto fortificato spazialmente distribuito in un più vasto areale e con distinzione cronologico-funzionale tra strutture, ma in particolare come segnale di potere gentilizio, in quale arco temporale esso permise un efficace radicamento di una famiglia nel territorio connesso rivelando la sua altrettanto efficace funzione nel contesto politico locale?

Contributi di altri gruppi di ricerca sullo studio del popolamento hanno più di recente enfatizzato la presenza di monaci o signorie ecclesiastiche (ad esempio Stasolla, Annoscia, Del Ferro 2008; Stasolla, Annoscia 2016) o intensificato lo studio in territorio pontificio, ad esempio quello principalmente storico delle baronie (Carocci, Vendittelli 2004). L’interesse che circonda l’evoluzione delle signorie abbaziali (ad esempio Hodges 2014) nel Lazio Meridionale non è stato costantemente o adeguatamente bilanciato dallo studio delle contemporanee e parallele signorie laiche, che parteciparono all’organizzazione e sviluppo dei medesimi territori nei quali venivano, in tempi diversi, spesso a sovrapporsi e non soltanto a confinare. Per quanto qui tale termine (“laico”) non incontri entusiasmo allorché applicato al medioevo attraverso le categorie moderne (per alcuni aspetti dell’uso medievale, Sciuto 2009), è stato tuttavia mantenuto per semplificare la distinzione nella percezione degli spazi aristocratici (laddove i termini includono di diritto anche gli spazi temporaneamente o definitivamente nelle mani del sovrano) o della comunità civica in contrapposizione a quelli ecclesiastico – monastici, esterni o interni agli insediamenti.

Il castello è un tassello materiale del composito e complesso paesaggio che oggi continuiamo a modellare, che risponde a necessità (e quindi funzioni) riconoscibili anche se variabili, ma pur sempre con un posto privilegiato nella percezione di esso. Le più ampie osservazioni sui molteplici volti del castello e i campi di indagine ad esso relativo, compresa la discussione sull’idea stessa di tale manufatto (Creigthon 2002; 2014; Johnson 2002; Wheatley 2004), hanno avuto diversa eco negli studi incentrati sul tema in ambito mediterraneo, dove l’attenzione dedicata alla ricerca “sulla materia” continua a dettare l’agenda, talvolta per motivazioni contingenti e peculiari. In particolare, nell’ambiente anglosassone si è voluto enfatizzare la connessione con il “contesto” di appartenenza, più esattamente the castle within its landscape, come sintetizzato da Oliver Greighton, dove il singolo castello rivela interamente il suo ruolo con eventuale sviluppo cronologico e relazioni con gli elementi circostanti. Più di recente, lo stesso studioso ha in maniera speculare sottolineato la necessità di procedere ad analizzare the landscape within the castle, o meglio il paesaggio come percepibile dall’interno del castello (Greighton 2011): è a questa prospettiva che tale contributo principalmente si ispira.

Anche in Italia l’evoluzione degli studi sui castelli è stata eccezionale sotto molti aspetti, almeno quanto il progressivo approccio alle relazioni, alla diacronia e alla dimensione teoretica che si è manifestato appieno, ad esempio, nella contigua riflessione sulle architetture (Brogiolo 2007). Se si considera la mole delle pubblicazioni, da varie angolazioni e su vari argomenti, relative a questi insediamenti fortificati (murature, cantieri, ricognizioni territoriali, e molto altro), si verifica quanto scavi e ricerche si susseguano tuttora investendo frequentemente tali strutture; va però sottolineato che la formazione dell’archeologo italiano tende a privilegiare temi come la natura signorile della struttura, i rapporti economici e sociali, i sistemi di produzione, in linea con una tendenza teorica consolidata (ad esempio, Molinari 2010; Bianchi 2014). Sono punti di vista che non si scontrano con riflessioni condotte da altre angolazioni, nelle quali inevitabilmente occorre inserire la disamina del dato materiale quale pilastro portante.

 

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